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Google Arts & Culture e diritto d’autore

Nasce nel 2011 la Google Arts & Culture, una piattaforma che sfruttando la Street view (una modalità di visualizzazione virtuale che permette di guardare attraverso lo schermo un determinato luogo come se fossimo realmente lì) ci da la possibilità di visitare musei e, di conseguenza, di visualizzare ed analizzare opere d’arte pur non essendoci fisicamente di fronte.

L’idea alla base del progetto è quella di rendere l’arte accessibile gratuitamente a chiunque abbia la sola disponibilità di un computer o di un telefono cellulare e, in tale direzione, la Google Arts & Culture, dal 2011 ad oggi, ha fatto passi da gigante: al momento più di 1.400 musei in 70 Paesi, di cui circa un’ottantina di musei italiani, hanno aderito al progetto e vedono le proprie opere esposte sul sito ideato dal fondatore del Google Art Institute, Amir Sood.

Ma come vengono effettivamente regolamentati i rapporti tra il museo, che ha il diritto allo sfruttamento dell’immagine delle opere, e Google che rende tali immagini di pubblico dominio?

All’interno del nostro ordinamento gli articoli che vengono maggiormente in risalto a questo proposito sono l’art. 13 Lda che si occupa del diritto alla riproduzione dell’immagine e l’art. 70 comma 1 bis Lda che regolamenta la riproduzione di opere attraverso la rete internet.

Il diritto esclusivo di riproduzione dell’opera ex art. 13 Lda, che in questo caso è in capo ai musei, è regolamentato da un rapporto contrattuale che ne prevede la concessione, per un periodo stabilito, alla piattaforma che ha lo scopo di condividere le immagini delle opere esposte sulla rete.

Ci si potrebbe chiedere perché anche in Italia ci sia bisogno di un adeguato contratto che regolamenti la riproduzione di questo tipo di immagini. La risposta è semplice: in mancanza di un contratto bisognerebbe affidarsi all’art. 70 Lda che limiterebbe notevolmente la possibilità di sfruttamento dell’immagine.

Tale articolo infatti permette l’utilizzo delle suddette immagini in rete per uso scientifico e didattico, a titolo gratuito, ma a condizione che queste siano a bassa risoluzione o degradate. Sarebbe una forte limitazione per la piattaforma di Google che invece ha, fortunatamente, come prerogativa l’utilizzo di immagini ad altissima risoluzione e quindi analizzabili in ogni piccolo particolare.

Per concludere va sottolineato quindi come siano gli stessi musei a rivolgersi a Google: sono loro per primi ad avere interesse a concludere un contratto per il servizio offerto dal noto motore di ricerca. Questo avviene principalmente perché hanno la possibilità di vedere le proprie opere esposte in rete a titolo completamente gratuito e per il fatto che all’interno del contratto che regola i rapporti tra Google e i musei c’è una clausola che prevede che Google non possa in alcun modo realizzare profitti finanziari diretti dallo sfruttamento delle immagini fornite dal museo. Un grosso incentivo alla collaborazione per rendere l’arte sempre più accessibile a tutti.

Dott. Leonardo Bergonzoni

 

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The improvement of art authenticators protection through the amendment to New York State Art and Cultural Affairs Law

Artworks authentication continues to be a debated issue even outside the Courts.

Over the years art authenticators, such as artists authentication boards and scholars, have been sued by artists’ heirs or by artworks owners disagreed with the authentication opinions released. For this reason many art authenticators have stopped issuing authentication opinions and this brought to the closure of some of the most important artists authentication boards such as Keith Haring or Andy Warhol ones.

On the last June 15th the New York State Senate approved the Bill S.1229A amending to New York State Art and Cultural Affairs Law in order to protect art authenticators in the visual art community from the increasing risk of civil action lawsuits.b7af9063dc0aadd4e65e20887a687098

Through the introduction of new procedural rules aimed to discourage litigations, the Bill heightened the standards for plaintiffs bringing actions against authenticators.

For example, it provides that plaintiffs shall «specify with particularity in the complaint facts sufficient to support each element of the claim or claims asserted». Moreover, it precludes prevailing plaintiffs from receiving legal costs in suits against authenticators and in the case that the plaintiff claim is rejected Courts could grant legal costs to the prevailing authenticator «upon a written finding of good and just case».

The Bill provides also a definition of “authenticator” which expressly excludes «person or entity that has a financial interest in the work of fine art or visual art multiple for which such opinion is rendered».

The Bill has been supported by several important art institutions also and it will
enter into force on 2016.

Issues related to the release of artworks authentication concern the Italian visual arts community also. Therefore, it should be desirable to put order to the current Italian framework learning from the American experience.

Avv. Lavinia Savini
Dott. Antonio Gallo
Dott.ssa Maria Paola Pinna

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