We would like to give you notice of the participation of Avv. Lavinia Savini at the upcoming seminar organized in Verone by ACE – Avocats Conseils d’Enterprises focused on “QUID DE L’ENTREPRISE EN 2019?”

for more information: https://www.avocats-conseils.org/fr/component/k2/item/361-6eme-seminaire-franco-italien-verone-30-31-mai-2019

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“Il mercato dell’arte contemporanea tra tutela e fiscalità” è il titolo del prossimo convegno al quale prenderà parte in qualità di relatrice l’avv. Lavinia Savini. L’evento, organizzato con il patrocinio del Comune di Bologna, si terrà l’11 aprile 2019 presso il MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna.

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18 marzo 2019 · 16:39

Vi segnaliamo l’articolo dell’Avv. Lavinia Savini sul confronto tra la regolamentazione del mercato dell’arte nell’ordinamento italiano ed in alcuni ordinamenti stranieri, uscito su Il Giornale dell’Arte di Marzo.

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L’Avvocato Lavinia Savini è diventata responsabile, of counsel, di diritto della Proprietà Intellettuale di FPB – Studio Legale Ferrari Pedeferri Boni. L’inizio della collaborazione è stato ufficializzato con l’organizzazione dell’incontro “Design e Layout di interni, quale tutela?”, al quale ha preso parte anche la curatrice Federica Sala.

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4 marzo 2019 · 12:08

E’ uscita su ArtEconomy24 de Il Sole 24 ORE l’intervista fatta all’Avv. Lavinia Savini sull’ultimo incontro del ciclo Arte e Diritto – Camera Arbitrale di Venezia sul tema della regolamentazione del mercato dell’arte negli ordinamenti esteri

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30 gennaio 2019 · 13:00

Il prossimo incontro del progetto “Arte e Diritto”, ideato e realizzato con la Camera Arbitrale di Venezia, sarà su “La regolamentazione del mercato: esempi di ordinamenti esteri” e si terrà il 18 gennaio a Venezia presso la sede dell’Ateneo Veneto.

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XXV° vertice nazionale Antimafia sul tema “Investimenti Criminali Nelle Opere d’Arte”

L’ 1 dicembre di è tenuto a Firenze il XXV° vertice nazionale Antimafia sul tema “Investimenti Criminali Nelle Opere d’Arte”, ne hanno parlato: Dania Mondini (giornalista TG1), Claudio Loiodice (Criminologo esperto in riciclaggio internazionale), Nicola Candido (Colonello Comandante del Nucleo Operativo Carabinieri T.P.C.) , Claudio Metzger (Storico e consulente) , Lavinia Savini (Esperta in proprietà intellettuale) e il senatore Giuseppe Lumia (Presidente della commissione parlamentare Antimafia) ; sul tema vi segnaliamo anche gli articoli che sono usciti su Art Economy 24, de Il Sole 24 ore, sui falsi Modigliani e l’intervista a Lavinia Savini e Alessandra Donati sul tema delle “Autentiche quale libera manifestazione del pensiero”.

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I rischi finanziari dietro l’arte “quotata” – da Il Sole 24 Ore

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16 novembre 2018 · 18:33

Vi segnalo il prossimo incontro del progetto ideato con la camera Arbitrale di Venezia su “Vincoli e soprintendenze” che si terrà il 23 novembre presso il Palazzo Ducale, Salon del Piovego, San Marco 1, Venezia.

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14 novembre 2018 · 17:10

Vi segnalo il prossimo incontro del progetto ideato con la camera Arbitrale di Venezia su “Privati, Istituzioni ed Imprese nell’Arte” che si terrà il 19 ottobre presso La Biennale di Venezia, a Palazzo Ca’ Giustinian, San Marco 1364/a, Venezia.

 

 

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E’ iniziata con il numero di settembre la collaborazione tra Lavinia Savini e la rivista d’arte Kyoss: alla scoperta di tutte le questioni legali inerenti al mondo dell’arte…

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“Finanza e Fiscalità nell’Arte” il 21 settembre a Palazzo Franchetti, Venezia

Vi segnalo il prossimo incontro del progetto ideato con la camera Arbitrale di Venezia su “Finanza e Fiscalità nell’Arte” che verrà moderato dall’avvocato Lavinia Savini e si terrà il 21 settembre allo IED, Istituto Europeo di Design, con sede a Palazzo Franchetti, Venezia.37216425_1928537093869306_5168976282989363200_n

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ARTE E CENSURA

Vi segnalo gli articoli usciti sul Corriere della Sera riguardanti un interessante caso che sto seguendo…

https://www.corriere.it/cronache/18_luglio_29/offesa-dipinto-nazista-airbnb-cancella-villa-bolognese-f8de9b92-92fa-11e8-8c02-559dd2886235.sht

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Vi segnaliamo il prossimo incontro del progetto ideato con la camera Arbitrale di Venezia sulla “Art Restitution” che si terrà questo venerdì 22 giugno a Palazzo Fortuny.

Articolo Nuova Venezia

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20 giugno 2018 · 16:48

La marque « la mafia se sienta a la mesa » contraire à l’ordre public. (article 7, paragraphe 1, lettre F du règlement 207/2009) [1]

En 2006, une société espagnole présente une demande d’enregistrement de la marque de restauration la Mafia se sienta a la mesa  auprès de l’EUIPO. Elle a été enregistrée le 20 décembre 2007.

En 2015, l’Italie demande à l’EUIPO de déclarer cette marque nulle au motif que celle-ci serait contraire à l’ordre public. Le 3 mars 2016, l’EUIPO accueille la demande.

Le 29 avril 2016, la société espagnole saisit le tribunal de l’Union pour faire annuler la décision.

La marque la Mafia se sienta a la mesa est-elle contraire à l’ordre public ?

La requérante se fonde sur un motif unique: la  violation de l’article  52, paragraphe 1 lettre a) du règlement 207/2009[2] lu avec l’article 7, paragraphe 1 lettre f).

Pour évaluer la contrariété à l’ordre public, la détermination du public de référence est faite par rapport à une personne raisonnable dotée de sensibilité et de tolérance normale et non selon le public auquel les produits de la chaine sont destinés.

Les signes de contrariété à l’ordre public ne sont pas les mêmes dans tous les pays, il faut prendre en compte les circonstances communes à tous les pays mais aussi celles propres à chaque pays.

Selon le tribunal de l’union, l’élément verbal « La Mafia » est dominant dans la marque contestée. Il fait référence à une organisation criminelle née en Italie, qui emploie l’intimidation et  la violence physique, et dont les activités (trafics d’armes, de drogues et corruption) revêtent un caractère supra national : activités qui violent les valeurs fondamentales de l’union européenne (respect de la dignité humaine, liberté) et  qui représentent une menace pour la sécurité de l’union.

Selon la requérante, les produits de la marque ont pour but de rappeler la saga Le Parrain ; élément non pris en compte par le tribunal de l’Union.

Les autres éléments de la marque, la rose et la phrase « se sienta a la mesa »[3], transmettent une image de convivialité, de partage, de détente et d’amour en contraste avec les activités de l’organisation.

La phrase minimise la menace de l’organisation criminelle et rend la marque offensive.

Une image positive de l’organisation criminelle est donnée.

Enfin, la requérante a indiqué que d’autres marques enregistrées en Italie contenant le mot Mafia n’étaient pas contraires à l’ordre public. Néanmoins, le juge de l’union n’a pas à examiner les enregistrements des autres pays membres puisqu’il existe un régime autonome des marques de l’union.

Pour conclure, la marque est déclarée nulle au motif qu’elle « est de nature à choquer ou offenser non seulement les victimes de cette organisation criminelle et leurs familles, mais également toute personne qui, sur le territoire de l’union, est mise en présence de la marque et possède des seuils moyens de sensibilité et de tolérance ».

M.lle Isaure Martin

[1] http://curia.europa.eu/juris/document/document.jsf?text=&docid=200262&pageIndex=0&doclang=FR&mode=lst&dir=&occ=first&part=1&cid=43081 décision du 15 Mars 2018, T-1/17

[2] désormais article 59, paragraphe 1 lettre a) 2017/1001

[3] « s’assoit à table »

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Vi segnaliamo il secondo appuntamento di ARTE E DIRITTO che si terrà l’11 maggio a Venezia a Ca’Pesaro sul tema “Operatori del mercato dell’arte”.

Locandina 1

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Si è svolto venerdì a Venezia il primo dei 7 incontri di ARTE e DIRITTO. Hanno partecipato la Direttrice della Collezione Peggy Guggenheim, la responsabile del dipartimento Conservazione e Restauro di Open Care, l’avvocato Lavinia Savini e il collezionista Giorgio Fasol.

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24 aprile 2018 · 18:07

Arte e Diritto a Venezia: Progetto internazionale realizzato dall’avvocato Lavinia Savini in collaborazione con la Camera Arbitrale di Venezia, con l’avvocato Fabio Moretti e il dottor Roberto Spada.

La Camera Arbitrale di Venezia organizza un ciclo di 7 incontri sul tema Arte e Diritto.

In considerazione della evidente vocazione della città di Venezia ad essere il luogo ideale ove trattare tematiche attinenti il mondo dell’arte e della cultura, questa iniziativa è nata in occasione dell’istituzione da parte della Camera Arbitrale di una sezione specializzata in arbitrati concernenti  controversie nazionali ed internazionali in materia di arte. Relatori saranno riconosciute personalità del mondo dell’arte (collezionisti, direttori di musei, imprenditori del settore, rappresentanti degli operatori del mercato dell’arte, giornalisti, e altri professionisti) e giuristi italiani e stranieri (notai, avvocati, docenti universitari), massimi esperti del settore.

I temi trattati e le date saranno:

  • Il collezionismo, 20/04/18;
  • Gli operatori del mercato, 11/05/18;
  • L’Art Restitution, 22/06/18;
  • Finanza e fiscalità nell’Arte, 21/09/18;
  • Privati, istituzioni ed imprese nell’arte 19/10/18;
  • Vincoli e soprintendenze, 23/11/18;
  • La regolamentazione del mercato: esempi di ordinamenti esteri, 18/01/19.

Gli incontri avranno luogo in sedi emblematiche per il loro collegamento con l’arte e note  per la loro straordinaria bellezza e  importanza storico – artistica tra cui: Scuola Grande di San Rocco, Museo Palazzo Fortuny, Fondazione La Biennale di Venezia, Palazzo Ducale e Ateneo Veneto.

I componenti del comitato scientifico ed organizzatore del progetto sono gli avvocati Patrizia Chiampan – Presidente della Camera Arbitrale di Venezia – Lavinia Savini, Fabio Moretti e il dott. Roberto Spada.

Approfondimenti sul sito della Camera Arbitrale di Venezia www.cameraarbitralevenezia.it

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Art and Law in Venice: the international project organized by lawyer Lavinia Savini in cooperation with the Arbitral Chamber of Venice, lawyer Fabio Moretti and accounting and fiscal expert Roberto Spada.

The Venice Arbitration Chamber (Camera Arbitrale di Venezia) is launching a series of meetings dedicated to ART AND LAW to take place in the most famous art city in the world. With the support of highly recognised experts the multi-faceted relationship between the art and various legal subjects will be examined and discussed with a practical approach: from art collections to market players, from art restitution to regulatory constraints, from finance to taxation.
The specific subjects and dates will be:
1) Art collections, April 20, 2018
2) Market Players, May 11, 2018
3) Art restitution, June 22, 2018
4) Finance and Taxation in Art, September 21, 2018
5) Public institutions and private players in the Art world, October 19, 2018
6) Regulatory constraints and superintendencies, November 23, 2018
7) Market regulations outside Italy , January 18, 2018

The meetings will take place from 3PM to 6PM in Venice, in various extraordinary art iconic locations.

For more information click here

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Art et Droit à Venise: Projet international réalisé par les avocats Lavinia Savini en collaboration avec la Chambre Arbitrale de Venise, Fabio Moretti et Roberto Spada.

La chambre arbitrale de Venise organise une série de 7 rencontres sur le thème Art et Droit.

Compte tenu de l’évidente vocation de la ville de Venise à être le lieu idéale pour aborder des thématiques relatives au monde de l’art et de la culture, la chambre arbitrale a créé une section spécialisée en matière d’arbitrage national et international en matière d’art.

Les intervenants seront des personnalités du monde de l’art (collectionneurs, directeurs de musées, entrepreneur , représentants des acteurs du marché de l’art, journalistes et autres professionnels) et des juristes italiens et étrangers experts du monde de l’art (notaires, avocats, professeurs d’université).

Les thèmes abordés ainsi que les dates des rencontres sont les suivants :

  • La collection : 20/04/18
  • Les acteurs du marché de l’art : 11/05/18
  • L’Art Restitution : 22/06/18
  • Finance et fiscalité dans l’Art : 21/09/18
  • Privés, institutions et entreprise dans l’Art :19/10/18
  • Les obligations et les institutions : 23/11/18
  • La règlementation du marché : exemples de législations étrangères : 18/01/19

 

Ces rencontres se dérouleront dans des lieux emblématiques  connus pour leur extraordinaire beauté ainsi que leur importance historique et artistique parmi lesquels : Scuola Grande di San Rocco, Musée Palazzo Fortuny, Fondation La Biennale di Venezia, Palazzo Ducale et  Ateneo Veneto.

 

Les membres du comité scientifiques et les organisateurs du projet sont les avocats Patrizia Chiampan – Présidente de la chambre arbitrale de Venise- Lavinia Savini, Fabio Moretti et  Roberto Spada.

 

Plus d’informations sur le site de la Chambre Arbitrale de Venise www.cameraarbitralevenezia.it

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L’affaire de l’artiste urbain Blu: s’agit-il d’une violation du droit d’auteur?

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1. Les faits

Les protestations contre l’exposition « Street Art – Banksy & Co. L’arte allo stato urbano » (l’art à l’état urbain), qui a eu lieu dans la ville italienne de Bologne du 18 mars au 26 juin 2016, et qui aspirait à être une grande rétrospective consacrée à l’histoire de la Street Art, a posé une question juridique.

D’après les déclarations des organisateurs, les œuvres provenaient pour une partie du marché, elles étaient, pour une autre partie, réalisées directement sur place, et seulement une partie minime des œuvres avaient été prélevées des murs d’une propriété privée de la ville de Bologne, par ailleurs en cours de démolition. Parmi ces œuvres, y figuraient certains travaux de l’artiste urbain Blu. L’opération avait pour but de conserver, archiver et muséaliser les œuvres.

Les vives et longues polémiques médiatiques qui s’en étaient suivies, même dans les médias étrangers, avaient mis en évidence combien le projet, à l’origine de l’exposition, divisait l’opinion publique et aussi les artistes impliqués. Si certains d’entre eux avaient manifesté, même publiquement, de fortes hostilités à l’égard de l’initiative, d’autres avaient, en revanche, exprimé un avis favorable. L’affaire se prête à des évaluations sous divers profils. En particulier, il convient de distinguer l’aspect éthique et culturel de l’aspect purement juridique.

2. La question de droit

À titre liminaire, il faut souligner que l’affaire en question était complexe à cause de l’absence de précédents jurisprudentiels, non seulement en Italie mais aussi en Europe, étant donné que l’opération bolonaise semblait être la première à s’interroger sur le futur des œuvres d’Art urbain de ce type.

De plus, il faut également noter, en Italie, l’absence de précédents jurisprudentiels relatifs au droit moral de l’auteur dans le domaine de la Street Art. Les raisons d’un tel vide jurisprudentiel résident dans la nature même des œuvres, nées avec la caractéristique d’être produites en clandestinité et de façon illicite, comme forme d’art libre, informel et en dehors des institutions. Ainsi, le recours à des pseudonymes par les artistes devient compréhensible, du fait qu’ils veuillent préserver leur anonymat. Par conséquent, l’absence de décisions relatives aux droits d’auteur des œuvres de Street Art n’est pas surprenante.

En ce qui concerne l’aspect juridique, les œuvres de l’artiste Blu, ayant fait l’objet de détachements, provenaient, comme cela a été dit, de murs d’une propriété privée dont le propriétaire en aurait autorisé le prélèvement s’agissant de murs en démolition. En vertu du principe juridique de l’accession, régi par l’article 936 du Code civil italien, aux termes duquel « lorsque les plantations, constructions ou ouvrages ont été réalisés par un tiers avec des matériaux lui appartenant, le propriétaire du fonds a le droit d’en conserver la propriété ou d’obliger le tiers à les enlever […] », il est désormais admis que le propriétaire du mur sur lequel a été réalisée une œuvre de Street Art en est le propriétaire. Toutefois, comme tout propriétaire d’une œuvre d’art, il ne devient pas titulaire aussi des droits d’auteur sur l’œuvre, lesquels appartiennent exclusivement aux auteurs.

Les droits d’auteur dans le droit italien

Les droits d’auteur en Italie se divisent en droits patrimoniaux et en droits moraux. Ces droits sont entièrement régis par la loi italienne n° 633 du 22 avril 1941 sur la protection du droit d’auteur et des droits voisins, aussi dénommée loi sur le droit d’auteur[1].

Quant aux premiers, conformément à l’article 12 de la loi sur le droit d’auteur, « l’auteur jouit du droit exclusif de publier son œuvre. Il jouit en outre du droit exclusif d’exploiter économiquement son œuvre de quelque manière et sous quelque forme, originale ou dérivée, que ce soit, dans les limites fixées par la présente loi, et en particulier en exerçant les droits exclusifs énoncés aux articles suivants. Est considérée comme première publication la première forme d’exercice du droit d’exploitation ».

Les droits patrimoniaux, prévus aux articles 12 à 19 de la loi, se manifestent à travers une série de prérogatives en faveur de l’auteur appelés droits d’exploitation économique, et sont librement cessibles. Les droits moraux, en revanche, sont des droits imprescriptibles en vertu de l’article 2934 du Code civil italien, inaliénables et qui ne peuvent pas faire l’objet de renonciation de la part de l’auteur, contrairement à la discipline d’autres ordres juridiques européens. Les droits moraux appartiennent à l’auteur et à ses proches, dans l’ordre indiqué à l’article 23 de la loi italienne sur le droit d’auteur.

Ainsi, il s’agit d’une protection renforcée de l’honneur et de la réputation de l’artiste par la reconnaissance du droit de s’opposer à la première publication de l’œuvre; le droit de revendiquer la paternité de l’œuvre; le droit de s’opposer à des mutilations et altérations ou modifications de l’œuvre; le droit de retirer l’œuvre du commerce pour des motifs graves. Par ailleurs, une partie de la doctrine italienne a inclus parmi les droits moraux innommés le droit de l’auteur de méconnaître la paternité d’une œuvre qui lui aurait été erronément attribuée[2]. Les droits moraux de l’auteur sont pleinement régis par la loi italienne sur le droit d’auteur aux articles 20 à 24.

En règle générale, étant privées d’une autorisation préalable, les œuvres de Street Art naissent comme des œuvres illicites en ce que leur réalisation sur des murs ou des biens (notamment, les wagons ferroviaires ou métropolitains), publics ou privés, constitue une conduite passible de sanctions pénales, en particulier, celle de « dégradation et détérioration de biens appartenant à autrui » visée à l’article 639 du Code pénal italien[3]. Mais de telles œuvres sont quand même garanties par le droit d’auteur puisque la loi italienne protège, en son article premier, l’œuvre de l’esprit présentant le caractère de créations pour le seul fait d’avoir été créée. Parmi les critères de protection, la licéité de l’œuvre n’est pas requise, ainsi cette dernière est protégée même si illicite ou, par exemple, contraire aux bonnes mœurs[4].

À ce stade, arrive le point névralgique de la question. D’après les déclarations de l’organisation, le projet aurait été communiqué au préalable aux graffeurs impliqués : Blu, Ericailcane, Dado e Cuoghi Corsello. Certains d’entre eux auraient accepté avec enthousiasme le projet, pendant que d’autres, comme Blu et Ericailcane, n’auraient d’abord pas pris position, pour ensuite réagir.

Est-il alors possible d’affirmer que, à travers ce projet, les droits moraux et/ou patrimoniaux des auteurs des graffitis qui ont, de fait et successivement, manifesté leur désaccord ont été violés? À travers la muséalisation, le projet d’exposition, a-t-il violé le droit moral de l’artiste de rue de «rester dans la rue»?

Contrairement aux propositions de certains, la tendance est à exclure une violation du droit patrimonial de l’auteur pour l’exposition publique de son œuvre, tant pour les graffitis objets de détachements que, a fortiori, pour ceux qui proviennent du marché. Juridiquement, en effet, selon l’orientation dominante de la jurisprudence italienne, le propriétaire d’une œuvre d’art a le droit de la céder librement à des tiers et de la faire circuler, tout comme le droit de l’exposer[5] (dans des galeries, des musées, etc), et cela, à plus forte raison si l’œuvre a été introduite dans le circuit commercial par l’artiste lui-même.

3. Une atteinte aux droits moraux de l’auteur des artistes urbains?

Le droit moral de l’auteur constitue, par contre, la limite à la licéité de telles conduites. L’article 20 de la loi 633/1941 qui régit les droits moraux de l’auteur dispose que “indépendamment des droits exclusifs d’exploitation économique de l’œuvre, et même après la cession de ces droits, l’auteur conserve le droit de revendiquer la paternité de l’œuvre et de s’opposer à toute déformation, mutilation ou autre modification de l’œuvre et à toute atteinte à la même œuvre qui pourraient être préjudiciables à son honneur ou à sa réputation”. L’action de l’artiste Blu pouvait, ainsi, représenter la réaction de qui se plaindrait de la violation de son propre droit moral de l’auteur.

Il faut donc évaluer, à mon sens, si une opération qui avait pour but d’exposer, archiver et conserver l’œuvre d’un auteur, et non pas de la vendre, est à catégoriser dans les actes portant atteinte à la même œuvre qui pourraient être préjudiciables à la réputation et à l’honneur de l’artiste, aux termes de l’article 20 de la loi 633/1941.

En 2014, Banksy lui-même faisait un geste de contestation en méconnaissant la paternité de quelques-unes de ses œuvres faisant l’objet d’une exposition organisée par Sincura Group à Londres, empêchant ainsi les ventes. Mais dans ce cas, les œuvres avaient été prélevées des murs sans son autorisation pour ensuite être vendues. Il est possible de donner un avis au sujet de l’existence ou non d’un “préjudice à la réputation et à l’honneur de l’artiste” seulement en se fondant sur le raisonnement logico-juridique retenu dans les rares précédents jurisprudentiels relatifs au droit moral de l’auteur et en contextualisant les faits sur le base de ce que signifie effectivement, aujourd’hui, la Street Art.

Par exemple, la jurisprudence italienne a reconnu la violation de ce droit aussi bien dans le cas où un propriétaire a laissé se dégrader une œuvre d’art[6], que dans le cas où la présentation dans une exposition de certaines œuvres d’un artiste provenant uniquement d’une collection privée avaient été indiquées comme des œuvres réalisées par ce même artiste à une période donnée[7]. De même, la violation a été reconnue dans le cas où l’œuvre d’un auteur a été utilisée par un éditeur conjointement aux œuvres d’autres artistes avec lesquels l’auteur avait affirmé avoir des divergences idéologiques[8].

Dans l’affaire de Bologne, si l’auteur considérait que la muséalisation de ses œuvres ne correspondait pas à sa poétique, la violation de ses droits aurait été abstraitement configurable. D’autre part, il aurait fallu aussi considérer la finalité du projet de conservation et d’archivage, dénué de l’intention de vendre les œuvres. Donner une réponse univoque n’est pas évident et la réflexion devient plus large : l’artiste peut-il s’opposer à ce que ses œuvres soient conservées, archivées et protégées ou qu’elles soient mises dans un musée ?

Enfin, l’« état » actuel de la Street Art est un élément d’une importance fondamentale pour donner un avis, en l’espèce, sur l’existence d’une atteinte aux droits moraux de l’auteur des artistes urbains : peut-elle être, encore aujourd’hui, considérée comme un art de rue, subversive, illicite, contestatrice, externe aux circuits officiels du marché de l’art, aussi bien que sa muséalisation et sa conservation seraient contraires à sa nature ? L’évolution que cette forme d’art a connue, également dans l’opinion commune, est inégalable. Ce n’est pas par hasard que les artistes urbains travaillent de plus en plus à la lumière du jour et à la commission, parfois même à la demande de fameux musées internationaux. Comme, par exemple, le même Blu qui a peint les façades du musée MoCa à Los Angeles (œuvre successivement censurée par le musée) et à qui ont été commandés des travaux par la Tate Modern de Londres et le Hangar Bicocca de Milan. De plus, les œuvres de ces artistes sont introduites et circulent toujours plus dans les plus institutionnels et connus réseaux internationaux du commerce de l’art. Il suffit de rappeler que, récemment, les œuvres de Banksy étaient en vente à la Lionel Gallery d’Amsterdam et au TEFAP de Maastricht. Ou encore, la récente initiative de ce dernier qui a réalisé des œuvres dans les chambres de son tout nouveau hôtel nommé « The Walled Off Hotel », en Cisjordanie. Enfin, il est possible de constater une tendance à ne plus percevoir comme sanctionnables, au moins sur les biens publics, les interventions faites par les graffeurs, sans autorisation, bien qu’il s’agisse de conduites passibles de sanctions pénales. Ceci est vrai surtout pour les artistes les plus connus.

Jusqu’à présent, les graffeurs ont été réticents à entrer dans les salles d’audience des tribunaux pour protéger leurs droits d’auteur et ont préféré manifester leur désapprobation par l’action. Mais, la Street Art, comme cela a été exposé, est en plein changement et est de plus en plus institutionnalisée… Serait-elle prête à faire son entrée dans les tribunaux ?

[1] Legge 22 aprile 1941, n. 633 “Protezione del diritto d’autore e di altri diritti connessi al suo esercizio”.
[2] Tribunale di Milano, 14 septembre 2004, in Rep. AIDA 05, I.5.1 ; Corte d’Appello di Milano, 24 mars 1939, in IDA 39, 215.
[3] Sur ce point: Corte di cassazione, Sez. Seconda penale, Sentenza n. 16371 du 20 avril 2016.
[4] Sur ce point: Tribunale di Milano, 29 janvier 1996 ; Pretura di Bologna, 20 avril 1971, in Giustizia civile 71, 694 s.
[5] Conformément au principe de libre jouissance du bien appartenant au propriétaire; sur ce point, la jurisprudence italienne est rare, voir Tribunale di Verona, 30 octobre 1989 (in Dir. Autore 1990, 397): “Après la cession de l’unique exemplaire d’une œuvre d’art, appartiennent au propriétaire les facultés de jouissance prévues à l’article 832 du Code civil, dont celle de divulguer l’œuvre et de la faire exposer, attendu qu’il s’agit d’une faculté strictement consécutive à la publication et à la vente de l’œuvre, activité permise par l’auteur qui a renoncé à sa réserve de non-divulgation, à condition qu’aucune atteinte ne soit portée à son droit moral ».
[6] Affaire isolée sur laquelle s’est prononcé le Tribunale di Milano, 20 janvier 2005, in AIDA 05, 1057.
[7] Pretura di Verona, 21 mars 1987, in IDA 87, 551 ss.
[8] Pretura di Torino, 5 mai 1990.

Avv. Lavinia Savini

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Google Arts & Culture e diritto d’autore

Nasce nel 2011 la Google Arts & Culture, una piattaforma che sfruttando la Street view (una modalità di visualizzazione virtuale che permette di guardare attraverso lo schermo un determinato luogo come se fossimo realmente lì) ci da la possibilità di visitare musei e, di conseguenza, di visualizzare ed analizzare opere d’arte pur non essendoci fisicamente di fronte.

L’idea alla base del progetto è quella di rendere l’arte accessibile gratuitamente a chiunque abbia la sola disponibilità di un computer o di un telefono cellulare e, in tale direzione, la Google Arts & Culture, dal 2011 ad oggi, ha fatto passi da gigante: al momento più di 1.400 musei in 70 Paesi, di cui circa un’ottantina di musei italiani, hanno aderito al progetto e vedono le proprie opere esposte sul sito ideato dal fondatore del Google Art Institute, Amir Sood.

Ma come vengono effettivamente regolamentati i rapporti tra il museo, che ha il diritto allo sfruttamento dell’immagine delle opere, e Google che rende tali immagini di pubblico dominio?

All’interno del nostro ordinamento gli articoli che vengono maggiormente in risalto a questo proposito sono l’art. 13 Lda che si occupa del diritto alla riproduzione dell’immagine e l’art. 70 comma 1 bis Lda che regolamenta la riproduzione di opere attraverso la rete internet.

Il diritto esclusivo di riproduzione dell’opera ex art. 13 Lda, che in questo caso è in capo ai musei, è regolamentato da un rapporto contrattuale che ne prevede la concessione, per un periodo stabilito, alla piattaforma che ha lo scopo di condividere le immagini delle opere esposte sulla rete.

Ci si potrebbe chiedere perché anche in Italia ci sia bisogno di un adeguato contratto che regolamenti la riproduzione di questo tipo di immagini. La risposta è semplice: in mancanza di un contratto bisognerebbe affidarsi all’art. 70 Lda che limiterebbe notevolmente la possibilità di sfruttamento dell’immagine.

Tale articolo infatti permette l’utilizzo delle suddette immagini in rete per uso scientifico e didattico, a titolo gratuito, ma a condizione che queste siano a bassa risoluzione o degradate. Sarebbe una forte limitazione per la piattaforma di Google che invece ha, fortunatamente, come prerogativa l’utilizzo di immagini ad altissima risoluzione e quindi analizzabili in ogni piccolo particolare.

Per concludere va sottolineato quindi come siano gli stessi musei a rivolgersi a Google: sono loro per primi ad avere interesse a concludere un contratto per il servizio offerto dal noto motore di ricerca. Questo avviene principalmente perché hanno la possibilità di vedere le proprie opere esposte in rete a titolo completamente gratuito e per il fatto che all’interno del contratto che regola i rapporti tra Google e i musei c’è una clausola che prevede che Google non possa in alcun modo realizzare profitti finanziari diretti dallo sfruttamento delle immagini fornite dal museo. Un grosso incentivo alla collaborazione per rendere l’arte sempre più accessibile a tutti.

Dott. Leonardo Bergonzoni

 

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Jeff Koons tra plagio ed appropriative art

Ammonta a ben 24.000 euro la somma dovuta da Jeff Koons agli eredi del noto fotografo di nudo francese, Jean-François Bauret , scomparso nel 2014. Entità cospicua alla quale, come se non bastasse, andrà aggiunta la bellezza di altrettanti 20.000 euro di spese legali. Tale è stato il responso del Tribunal de Grande Instance di Parigi, che con una recente sentenza datata 9 marzo 2017 ha chiuso definitivamente le quinte sulla curiosa querelle. Il motivo? Quel che più di frequente può accadere in campo artistico: l’andare a superare quel sottile limbo che separa la semplice ispirazione dal vero e proprio plagio, beccandosi in tal modo l’accusa di  “scopiazzatura”. E a quanto pare, stavolta a farsi pietra dello scandalo è stato il celeberrimo artista del kitsch Jeff Koons, cui i discendenti del fotografo hanno puntato il dito contro per aver realizzato nel 1988 una scultura in porcellana, battezzata Naked, che sembra rifarsi – anche a giudizio del Tribunal – in maniera quasi pedissequa alla fotografia Enfants, scattata nel 1970 da Bauret. Trattandosi infatti di opere pressoché identiche, i giudici hanno bollato il caso come plagio. L’artista newyorkese, che oramai da anni vanta una posizione di spicco nell’iperuranio dei grandi dell’arte neo-pop, è stato condannato a sborsare circa 45.000 euro totali a favore della vedova Bauret e parenti. Va tuttavia precisato che l’opera stessa è stata venduta per la (non modica) cifra di 8 milioni di euro, e che il Tribunal ha affiancato a Koons un condebitore per il pagamento del risarcimento del danno: il Centre Pompidou di Parigi. Quest’ultimo si è fatto reo di aver permesso la circolazione della scultura, seppur soltanto attraverso delle immagini. Nella sentenza del Tribunal si legge a chiare lettere che la fotografia di Bauret presenta “un’atmosfera […] che rivela l’impronta della personalità dell’autore”, giudicata meritevole di tutela ai sensi del diritto d’autore. L’imitazione, del tutto priva di consenso, dell’immagine dei due ragazzini, ben può essere considerata un’ipotesi d’inosservanza delle norme in materia di diritto d’autore, le quali vincolano la realizzazione di opere c.d. derivate all’autorizzazione dell’autore originario. Tale principio viene sancito con forza anche dal nostro Legislatore, laddove all’articolo 4 della Legge sul diritto d’autore (legge n. 633 del 1941) chiarisce che sì, va tutelata l’opera c.d. derivata – da definirsi questa come “elaborazione di carattere creativo dell’opera stessa” – ma senza che ciò arrechi pregiudizio ai diritti dell’autore originario. Al successivo art. 18, poi, prevede un diritto esclusivo di elaborazione in capo all’autore, comprendente questo tutte le forme di modificazione, di elaborazione e di trasformazione dell’opera previste dall’anzidetto art. 4, comportando ciò il bisogno del consenso dell’artista dell’opera originaria, ad ogni successiva “elaborazione creativa” che derivi dall’opera, realizzata da un altro artista. Con la conseguenza che l’opera derivata può godere di un’autonoma tutela prevista dal diritto d’autore, in quanto appunto elaborazione creativa, ma ciò sempreché sia stata autorizzata dall’autore originario. Tendenza della legge e della giurisprudenza (sia dentro che fuori i confini nazionali) è pertanto quella di riconoscere spazio e merito alla c.d. appropriative art, quale genere artistico in voga consistente in “opere artistiche che reinterpretano immagini preesistenti tratte dall’arte e dalla cultura di massa, cambiandone il significato” (così il Tribunale di Milano, nell’ordinanza del 13 luglio 2011, contestualmente alla disputa John Baldessari c. Giacometti). Tutto ciò a patto che, comunque, non vengano lesi i diritti di coloro che per primi hanno avuto il guizzo artistico (i quali, per uno scherzo beffardo del destino, magari in vita propria hanno avuto anche un successo decisamente inferiore rispetto ai loro futuri imitatori: il caso Bauret-Koons ne è un lapalissiano esempio). Similmente in passato, in un caso che nel 1992 ha visto di nuovo coinvolto il celebre artista in questione: con la scultura tridimensionale String of puppies egli ha sostanzialmente copiato una fotografia già in essere, scattata nel 1980 dal professionista Art Rogers, apportando alla stessa modifiche assai esigue. La Corte statunitense ha rilevato “una sostanziale somiglianza” tra le due opere, etichettando la scultura lignea come plagio. In quella circostanza, come del resto in questa più recente, i giudici hanno rifiutato l’argomento della parodia, addotto da Koons in entrambe le occasioni a propria difesa, in quanto nei casi di specie non può parlarsi di parody: quest’ultima presuppone, difatti, una consapevolezza da parte del pubblico dell’esistenza dell’opera originale, nonché un chiaro intento parodico che sia rivolto all’artista originario.

Dott.ssa Giulia Campioni

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Koons-Vuitton: se la moda s’imbeve d’arte classica, il diritto d’autore spira.

Ci sono diverse occasioni in cui moda ed arte vanno a braccetto, divenendo un tutt’uno: questo certamente accade quando la moda va ad attingere da arti che rimandano a tempi remoti. Si tratta del caso di un recente sodalizio, noto a tutti gli avvezzi di “fashion-tendenze”: quello tra l’artista newyorkese Jeff Koons e il brand di vaglia globale Louis Vuitton. Un matrimonio stilistico e professionale le cui creazioni hanno debuttato nelle boutique lo scorso 28 aprile. Ai palati più raffinati non sarà certamente sfuggito il gusto volutamente kitsch delle borse in questione: tali proposte reinterpretano in chiave neo-pop le tele dei grandi maestri dell’arte antica, da Van Gogh a Da Vinci, con quella nota spiccata di kitsch che fa da leitmotiv in molti lavori di Koons.

Insomma: sfruttare le opere che sin da giovani vengono studiate sui banchi di scuola così da plasmare una nuova linea che interpreti un cattivo gusto graffiante ed irriverente, al quale l’artista della Big Apple negli anni ci ha abituati, volto a provocare la società del consumo e più in generale la banalità della vita moderna. Sembra essere questo l’obiettivo della collezione Maestri. Ma passando al vaglio un punto di vista più strettamente giuridico, verrebbe da chiedersi: è legittimo un simile utilizzo di opere d’arte classica senza che vengano violati i diritti dei rispettivi autori? Parlando dei loro diritti patrimoniali, possono dirsi certamente spirati i termini di validità degli stessi. Tale considerazione riposa pacificamente sulla legge a protezione del diritto d’autore (legge n. 633 del 1941), laddove all’art. 25 prevede un periodo di tutela dei diritti di utilizzazione economica dell’opera corrispondente alla durata della vita dell’autore, più 70 anni dalla sua morte: termini che, per quanto concerne i grandi geni dell’arte antica, possono senz’altro dirsi spirati. Difatti, ai sensi della medesima legge, viene riconosciuto al padre dell’opera un vero e proprio diritto esclusivo di pubblicarla e di utilizzarla economicamente, in ogni forma e modo, originale o derivato (art.12). Nello specifico, poi, la legge giunge a precisare che il diritto esclusivo di riprodurre ha per oggetto proprio la moltiplicazione in copie, diretta od indiretta, temporanea o permanente, in tutto o in parte dell’opera, in qualunque modo o forma: copiatura a mano, stampa, litografia, incisione, litografia, fotografia… Sono soltanto alcuni dei possibili procedimenti di riproduzione (art.13). Come specificato, comunque, le disposizioni della LDA concernenti i termini di validità dei diritti patrimoniali valgono a dare il “via libera” alla produzione in questione.

Infine, una nota di colore: l’icona neo-pop, celebre per i coniglietti gonfiabili e le statue-bomboniere di porcellana, si è permesso addirittura lo sfarzo di firmare con le proprie iniziali le i-bag vuittoniane, intrecciate con l’inconfondibile marchio di fabbrica LV. Quasi a voler certificare l’unione indissolubile (per la circostanza) tra moda e arte.

Dott.ssa Giulia Campioni

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Investimenti in arte: cercasi esperti legali di opere – Intervista a Lavinia Savini su Italia Oggi

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21 febbraio 2017 · 10:20

Premiazione del vincitore del concorso “Una Extraordinaria Seduta”

L’avvocato Lavinia Savini, quale membro della giuria e legale del concorso “Una Extraordinaria Seduta!“, in collaborazione con l’Ordine degli Architetti di Bologna, ha partecipato, venerdì 27 gennaio 2017, alla cerimonia di premiazione del vincitore del bando.

Il concorso è stato promosso dall’Associazione Promnibus e dall’Ordine degli Architetti, con il patrocinio del Consiglio Nazionale degli Architetti P.P.C. e ADI (Associazione per il Disegno Industriale) e la collaborazione del corso di Laurea di Design del Prodotto Industriale presso il Dipartimento di Architettura dell’Università di Bologna.

 

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SetUp Contemporary Art Fair, appuntamento sabato 28 gennaio ore 22

Opera d’arte o di design?

La tutela giuridica del design avente valore artistico

A SetUp ne parleranno l’avvocato Lavinia Savini dello studio Idealex assieme all’architetto Emilio Nanni.

 

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Oramai sempre di più si parla di opere di design-art quali opere del design aventi valore artistico e, tanto le gallerie, quanto le principali fiere internazionali d’arte, hanno recepito questo trend attraverso spazi dedicati.
Il legislatore, come spesso accade, è stato uno dei primi a recepire questa nuova “tendenza” predisponendo, dapprima a livello comunitario e successivamente attraverso le singole legislazioni nazionali, una normativa specifica che regolamenti e tuteli le opere di design aventi valore artistico attraverso una “doppia tutela”.
Queste novità legislative hanno apportato delle ripercussioni economiche dirompenti, tanto per le aziende produttrici quanto per gli stessi progettisti, di cui se ne parla ancora troppo poco in Italia.
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Talk: MINIMUM, il valore del made in Italy. L’artista Ivana Spinelli ne parla con Lavinia Savini e altre interessanti voci

Lavinia Savini parteciperà, sabato 14 gennaio, presso la GALLLERIAPIU di Bologna in via del Porto 48 a/b, a un incontro a più voci che interpretano, da prospettive diverse, le tematiche affrontate dall’artista Ivana Spinelli con il suo progetto artistico MINIMUM, ivi esposto.

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MINIMUM effettua, attraverso la traduzione, uno scambio linguistico e un viaggio dove le leggi sul salario minimo di otto, tra i paesi che maggiormente concorrono a produrre il Made in Italy, si confrontano con la legge italiana. Il progetto si sofferma sul settore del tessile (moda come produzione di oggetti e di immaginario) per mettere in campo un dialogo, attraverso le leggi vigenti sul salario minimo, tra paesi che propongono il brand (l’immaginario) e paesi che realizzano la confezione o manifattura (in tutto o in parte). Un dialogo che esiste e si trasforma continuamente, nella forma più evidente come scambio di merci e affari, ma anche, e più fortemente, in questo scambio di visioni.

Al talk con l’artista Ivana Spinelli contribuiscono:

  • Silvana Borutti, professore ordinario al Dipartimento di Studi Umanistici – Sez. di Filosofia dell’Università di Pavia, già autrice di uno dei testi presenti nel libro d’artista MINIMUM di Ivana Spinelli, affronterà il tema della traduzione come incontro delle differenze e come chiave di lettura del lavoro artistico.
  • Lavinia Savini, avvocato partner dello studio legale IDEALex specializzata in proprietà intellettuale, affronterà il tema della tutela e del valore del Made in Italy.
  • Paolo Bertuzzi, presidente di Hettabretz, leader nel settore della pelletteria italiana, parlerà del dna del Made In Italy nel mondo del Fashion di lusso.

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2000-2016: RIEPILOGO CONVEGNI E DOCENZE

 

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Ecco un breve excursus sui principali convegni e docenze svolti dall’avvocato Lavinia Savini ad oggi.

Per l’elenco completo ecco il link al documento pdf: eventi-lavinia-2000-2016

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CTR Toscana a favore del collezionista, esclusa la tassabilità della plusvalenza derivante dalla compravendita di oggetti d’arte.

Si segnala una recente sentenza della Commissione Tributaria Regionale della Toscana (Sentenza n. 826/31 del 9 maggio 2016) sulla dibattuta, e importantissima questione, relativa alla qualificazione, ai fini tributari, dell’attività di compravendita di beni d’arte o di antiquariato svolta da un collezionista.

La Commissione, correttamente ad avviso della scrivente, ribadisce, ancora una volta, la distinzione tra chi esercita un’attività commerciale avente ad oggetto “oggetti d’arte” e chi compravende “oggetti d’arte” per mero collezionismo. Finendo per escludere, nel caso di specie, la finalità commerciale del contribuente/collezionista che aveva subito l’accertamento fiscale.

Il caso di specie riguardava la vendita on line di bottiglie mignon di liquori d’antiquariato da parte di un collezionista, per cui  gli era stato notificato avviso di accertamento da parte dell’Agenzia delle Entrate di Lucca per il recupero delle minori imposte versate IRPEF, IVA, IRAP e contributi INPS – emesso a seguito di processo verbale della Guardia di Finanza di Lucca – che gli contestava l’esistenza, di fatto, di un’attività di impresa.

La Commissione Tributaria Regionale della Toscana, si è espressa  evidenziando  come la qualifica di mercante d’arte si possa desumere dalle finalità commerciali e speculative che tipicamente gli appartengono dovendosi, invece, intende per mero collezionista l’appassionato di un determinato bene che, per proprio diletto, attiva una serie di scambi finalizzati esclusivamente all’arricchimento della propria collezione e all’appagamento personale.

Il collezionista, dunque, rimane tale finché non assume, di fatto, le caratteristiche dell’imprenditore abituale, fattispecie che i giudici non ritengono realizzata nel caso di specie, ove l’attività del ricorrente si era limitata a  un numero esiguo di operazioni.

I giudici della Commissione Tributaria analizzando la vicenda evidenziano come si tratti di un particolare settore del “mondo degli scambi” avente ad oggetto quadri e altre opere d’arte, mobili e oggetti d’antiquariato, gioielli antichi, auto d’epoca, francobolli da collezione, libri antichi, e tanti altri beni, la cui commercializzazione è fortemente incrementata dall’avvento di  piattaforme di vendita e scambio, quali e-bay.

Si rileva che, in tale settore, risulta non di facile soluzione il confine tra il “collezionista” e il “mercante d’arte”. La distinzione delle predette figure è fondamentale ai fini tributari e comporta una non facile individuazione, da effettuare in concreto, tra chi compravende uno dei citati beni per fini speculativi e l’amatore che compra un’opera per sé stesso e successivamente la rivende guadagnandoci, senza aver avuto, però, come obbiettivo principale il guadagno.

 Conclusivamente, si può affermare che la compravendita di oggetti d’arte generi plusvalore soggetto a tassazione solo qualora venga realizzata in via professionale ed abituale e che la regolarità, sistematicità e ripetitività delle operazioni di compravendita ne sono certamente un chiaro segnale.

 

Avv. Lavinia Savini

 

opera di Gabriele Corni

opera di Gabriele Corni

 

The Regional Tax Commission of Tuscany supports favourable tax treatment for collectors: capital gains generated by the buying and selling of art objects cannot be subject to tax

 

Please note a recent sentence from the Regional Tax Commission of Tuscany (sentence number 826/31 of 9 May 2016) on the debated, and important issue, related to the qualification, for tax purposes, of a collector to buy and sell art goods and antiques.

The Commission, correctly in the opinion of the writer, reiterates, once more, the distinction between someone who is running a commercial business that deals with “art objects” and someone who buys and sells “art objects” merely as part of a collection. It ends by ruling out, in the present case, the commercial purpose of the taxpayer/collector who was subject to the tax assessment.

The present case concerned the on-line sale of antique miniature liquor bottles by the collector, who was served a notice of an assessment by the Italian revenue authorities (Agenzia delle Entrate) in Lucca in order to recoup unpaid personal income taxes, as it was claimed that he was, in fact, running a business.

The Regional Tax Commission of Tuscany highlighted that the qualification of an art dealer can be inferred by the commercial and speculative endeavors that they typically engage in, while on the other hand, a collector is who is merely fond of works of art, and, for their own pleasure, engages in a series of exchanges whose aim is solely the enrichment of the collection and their personal satisfaction.

A collector, therefore, remains such until they adopt, in fact, the characteristics of an entrepreneur. The judges have not considered these characteristics to be met in the present case, where the activities of the claimant are limited to a small number of operations.

The judges of the Tax Commission, in their analysis of the events, point out that all this has to do with a particular area in “the trading world” which deals with paintings and other works of art, furniture and antiques, antique jewelry, vintage cars, collector’s stamps, antique books, and many other goods, whose commercialization has increased greatly since the advent of selling and trading platforms, such as eBay.

It should be noted that, in such a sector, it is difficult to find the line that separates a “collector” from an “art dealer.” This distinction between the two is however fundamental for tax purposes and calls for efforts to establish in concrete terms those who buy and sell these goods for speculative purposes and those amateurs who buy a work of art for themselves and later resell it at a profit, without having had such profit as their main objective.

In conclusion, it can be stated that the buying and selling of art objects generates capital gains which are subject to tax only when done in a professional and habitual manner and that regular, systematic, and repetitive buying and selling may well be a clear signal of this. This tax treatment, favorable to the collector, is a positive feature of the Italian system compared to other European countries.

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