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Il diritto a fumetti

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Il fumetto può essere definito come “letteratura disegnata” o come “arte sequenziata”, a seconda che venga utilizzato per scopi narrativi o come semplice mezzo di comunicazione. Indipendentemente dallo scopo, entrambe le definizioni presentano come comune denominatore: l’inscindibile coesistenza di immagini e parole, volta a narrare una storia o a comunicare informazioni al pubblico.

Tale caratteristica assume particolare rilievo sul piano giuridico, poiché consente di inquadrare il fumetto nell’ambito della legge sul diritto d’autore (l. n. 633/1941) come opera dell’ingegno autonoma e distinta rispetto alle opere letterarie o a quelle dell’arte del disegno. Più precisamente, il fumetto viene definito come opera dell’ingegno c.d. composta, ossia come opera strutturalmente costituita da più elementi scindibili, ma fruibili per lo scopo finale solo se combinati tra loro in modo unitario.

In quanto tale, il fumetto gode della generale tutela prevista dall’art. 2 della l. 633/41, che, come noto, protegge tutte le opere dell’ingegno di carattere creativo appartenenti alla letteratura, alla musica, alle arti, all’architettura, al teatro e alla cinematografia, qualunque ne sia il modo o la forma di espressione, purchè rappresentate nel mondo esteriore. Ciò trova conferma anche nella giurisprudenza, secondo cui l’opera costituita da “strisce” disegnate e corredate di testo riveste carattere creativo originale e costituisce pertanto opera tutelabile ai sensi della vigente legge sul diritto d’autore. Costituisce un’unica opera organicamente articolata, e come tale va considerata ai fini della valutazione della completezza e correttezza del messaggio culturale e dell’informazione trasmessa, l’opera costituita da una parte “a fumetti” e da una parte dedicata a saggi critici.

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Più complesso appare, invece, l’inquadramento del fumetto sotto il profilo soggettivo. Infatti, gli apporti creativi che compongono l’opera fumettistica provengono solitamente da più autori, lo sceneggiatore per la parte letteraria e il disegnatore per la parte grafica, ma possono contribuirvi anche altri soggetti, quali, ad esempio, il matitista, l’inchiostratore, il colorista, etc… In merito allo sceneggiatore e al disegnatore, è ormai pacifico che lo sfruttamento dei diritti patrimoniali e morali dell’opera spetti ad entrambi i soggetti secondo le regole dettate dall’art. 10 l. 633/41 per le opere in comunione. In detti termini si è espressa anche la giurisprudenza, secondo cui “ricorre la comunione creativa ex art. 10 l. dir. aut. quando la raffigurazione grafica del personaggio di un fumetto e il comportamento e gli atteggiamenti attribuiti al personaggio della sceneggiatura siano realizzati da autori diversi” (Trib. Milano 27 Maggio 2002). Per quanto riguarda, invece, i soggetti che partecipano alla realizzazione del fumetto, si ritiene necessario analizzare, caso per caso, il tipo di contributo apportato all’opera: infatti, solo coloro che apportano un contributo creativo, e non meramente tecnico, possono essere considerati coautori del fumetto e possono quindi godere dei diritti patrimoniali e morali in comunione con lo sceneggiatore e il disegnatore.

In ogni caso, è evidente come la contitolarità dei diritti d’autore sull’opera fumettistica rientri nella disciplina dettata dall’art. 10 della l. 633/41, che oltre a rendere applicabili alle opere in comunione le norme del Codice Civile (artt. 1100-1116 c.c.), stabilisce che l’opera non possa essere pubblicata (se inedita), né modificata, né tantomeno utilizzata in forma diversa da quella della prima pubblicazione, senza l’accordo di tutti i coautori.

Dott.ssa Lucilla Ascanio

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Giappone e Italia a confronto nel fenomeno della pirateria online

Campagna pubblicitaria ufficiale contro la pirateria in Giappone - "NO MORE Eiga Dorobo” (BASTA Rubare)

Campagna pubblicitaria ufficiale contro la pirateria in Giappone – “NO MORE Eiga Dorobo” (BASTA Rubare)

Dal 1° ottobre 2012 con la revisione della Legge Generale sui Diritti d’Autore (“Chosakuken Ho”, Legge n. 48 del 1970), il Giappone è diventato uno dei paesi in cui le regole antipirateria sono tra le più severe del mondo.

Le risposte del Governo Giapponese alla scalata di downloads illegali hanno seguito la strada di altri Stati Europei – dove all’utente che scarica illegalmente può essere tolta la connessione ad internet –, ma prevedono sanzioni ancora più dure.

La normativa introdotta nel 2012 prevede sanzioni massime pari a 10 milioni di yen (circa €80.000) e fino a dieci anni di reclusione per chi carica in rete senza autorizzazione qualsiasi contenuto protetto da diritto d’autore e fino a due anni di reclusione e multa pari a 2 milioni di yen (circa €20.000) per chi scarica materiale illegale.

Già prima dell’emanazione della Legge comunque l’industria fonografica nipponica aveva svolto una forte campagna di lobbying contro i downloads illegali, anche considerato che il Giappone è il secondo mercato più grande del mondo dopo gli Stati Uniti per il consumo di musica.

Secondo dati di uno studio realizzato, in Giappone si scaricano illegalmente circa 4,36 miliardi di opere audiovisive e 440 milioni legalmente, pertanto il rapporto è circa di 10:1, quando invece in Italia, paese che presenta uno dei tassi di pirateria online più alti del mondo, uno studio recente dimostra che, su 100 indirizzi IP italiani attivi, 77 hanno scaricato musica illegalmente (soltanto tramite BitTorrent).

Le ragioni di questa differenza numerica? Non sono solo certo le aspre sanzioni a comportare un maggiore rispetto della legge; alla base c’è invero una forte diversità culturale e un naturale e spontaneo adeguamento alle regole e alla normativa da parte del Giappone.

 

Consolidamento della partnership fra gli Studi Legali specializzati in proprietà intellettuale IdeaLex di Bologna e Info Tech Law Offices di Tokyo.

 

L'avv. Sveva Antonini a Tokyo per incontrare gli affiliati dello Studio Legale Info Tech Law Offices di Tokyo e consolidare la partnership nata nel 2013

L’avv. Sveva Antonini a Tokyo per incontrare gli affiliati dello Studio Legale Info Tech Law Offices di Tokyo e consolidare la partnership nata nel 2013

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La tutela di diritto d’autore per l’industrial design

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Gabriele De Bonis – Overture 1.

Il d.lgs 95 del 2001 (in attuazione della Direttiva comunitaria 98/71) ha introdotto la possibilità di cumulare la disciplina del diritto d’autore a quella già sussistente di diritto industriale, per tutelare l’industrial design avente carattere creativo e valore artistico (attraverso l’introduzione dell’art. 2 n. 10 alla legge 633/1941 sul diritto d’autore).

E’riconosciuta, pertanto, piena tutela di diritto d’autore all’opera di designqualora abbia i requisiti di artisticità e creatività richiesti dalla legge sul diritto d’autore.

Circa la sussistenza del requisito del valore artistico dell’opera di design, sono celebri le vertenze giudiziarie che hanno visto come protagoniste la nota Chaise Longuedi Le Corbusier per Cassina” ela lampada Arco di Achille e Pier Giacomo Castiglioni per Flos.

Uno dei principali problemi applicativi di tale normativa è quello relativo alla disciplina transitoria (introdotta con l’art. 25 bis del d.lgs. 164/01 successivamente modificata dal D.L. 10 / 2007) di cui al “plurimodificato” art 239 del codice della proprietà industriale.

Con la recentissima nuova formulazione di tale articolo –  apportata dapprima con la legge 12 luglio 2011 n. 106 (anche a seguito della sentenza emessa sul punto dalla Corte di Giustizia) e da ultimo con la legge 24.2.2012 n. 14 all’art. 22 bis – è riconosciuta l’estensione della tutela di diritto d’autore anche per le opere del disegno industriale che anteriormente alla data del 19 aprile 2001 (di entrata in vigore della riforma) erano, oppure erano divenute, di pubblico dominio (perché mai registrate come disegni o modelli o per le quali era spirato il termine massimo di durata della registrazione).

Tuttavia la legge prevede ora che i terzi che avevano fabbricato o commercializzato, nei dodici mesi anteriori al 19 aprile 2001,prodotti realizzati in conformità con le opere del disegno industriale allora in pubblico dominio non rispondono della violazione del diritto d’autore compiuta proseguendo questa attività anche dopo tale data, limitatamente ai prodotti da essi fabbricati o acquistati prima del 19 aprile 2001 e a quelli da essi fabbricati nei 13 anni successivi a tale data, purché detta attività si sia mantenuta nei limiti anche quantitativi del preuso.

I tempi stringono dunque (!) e le conseguenze dell’applicazione della tutela di diritto d’autore al c.d. design storico – anche e soprattutto di natura economica – potrebbero essere dirompenti.

 

Lavinia Savini

Avvocato specializzato in proprietà intellettuale. Partner dello Studio Idealex.

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Il “nuovo caso Modigliani”: la nipote del maestro Amedeo Modigliani contro C. G. P., presidente de l’Institut Modigliani

PERCEZIONE

Nicola De Nigris – Percezione 2011. Olio su tela.

Le recenti vicende che vedono come protagonista innanzi al Tribunale di Roma C. P. – esperto e presidente de l’Institut Modigliani–  stanno suscitando opinioni discordanti tra l’opinione pubblica.

Con sentenza del 30 dicembre 2013 di suddetto Tribunale P. è stato dichiarato legittimo proprietario dell’archivio e titolare dei diritti patrimoniali di utilizzazione delle opere dell’Archivio Amedeo Modigliani (1884-1920) – costituito da più di 6000 tra documenti e opere – e dei timbri per autenticare le riproduzioni delle opere (trattasi di opere di grafica), in forza dell’atto di cessione stipulato in data 12.11.1982 tra la figlia unica dell’artista, Jeanne, et P.

Pochi mesi più tardi, a febbraio del corrente anno, il Gip del Tribunale di Roma ha emesso ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari nei confronti di P. e del sig. V., a cui vengono contestati i reati di contraffazione di opere d’arte e ricettazione aventi ad oggetto opere di Modigliani.

L’indagine dei Carabinieri era nata da un primo controllo effettuato nel 2010 alla mostra intitolata “Modigliani dal classicismo al cubismo”, organizzata dall’Archivio Modigliani a Palestrina. Successivamente  anche il controllo effettuato alla altra mostra “Modigliani i ritratti dell’anima”, tenutasi presso il Castello Ursino di Catania, ove erano esposte opere provenienti dall’Archivio Modigliani, ha portato all’individuazione di ulteriori falsi.

*

Queste vicende parallele fanno riflettere sulla funzione e sull’attendibilità degli archivi d’ artista (sul punto si veda: A. Donati, intervento al seminario L’archivio d’artista tra dimensione privata e interesse pubblico), sul valore dell’autentica rilasciata dall’artista, o dai suoi familiari, rispetto a quella rilasciata dagli esperti, sulla natura del potere di autenticazione delle opere d’arte.

Nell’ordinamento italiano (ma non solo) non vi è una previsione circa i soggetti legittimati al rilascio delle autentiche e si è stabilita nel mercato una prassi per cui spesso hanno notevole rilievo i cataloghi ragionati del lavoro dell’artista e gli archivi, più che le autentiche.

A livello di diritto è opportuno fare una distinzione tra il diritto al riconoscimento della paternità di un’opera, quale manifestazione del diritto morale d’autore, e la facoltà che hanno gli esperti e gli studiosi di rilasciare expertise/pareri sull’attribuibilità delle opere d’arte.

Il primo è un diritto intrasmissibile ed indisponibile che conferisce una legittimazione in via esclusiva all’autenticazione delle opere che alla morte dell’autore può essere esercitato dai suoi familiari, secondo l’ordine indicato dall’art. 23 della Legge sul diritto d’autore, n. 633 del 1941 (coniuge e figli, in loro mancanza,  genitori e altri ascendenti e discendenti diretti,   fratelli e sorelle e loro discendenti).

Il diritto morale d’autore, infatti, nell’ordinamento italiano, a differenza di altri ordinamenti – in primis quello francese – non è disponibile da parte dell’autore e pertanto non può essere trasmesso successivamente alla morte dell’artista a terzi per legato.

L’expertise, invece (come affermato dallo stesso Tribunale di Roma con sentenza del 25.01.2010) è un giudizio sulla autenticità del valore di un’opera d’arte di un artista defunto ed è espressione del diritto costituzionalmente riconosciuto alla libera manifestazione del pensiero.

Con la sentenza in oggetto il Tribunale ha riconosciuto la legittimità del trasferimento – avvenuto con scrittura privata del 1982 – dei soli diritti patrimoniali d’autore di utilizzazione delle opere dell’archivio Modigliani e dei  timbri per autenticare le riproduzioni, mentre ha dichiarato l’intrasmissibilità dei diritti morali d’autore a favore di P.

Si potrebbe fare una riflessione sulla decisione del Tribunale circa la legittimità del trasferimento fatto da Jeanne dei timbri per autenticare le riproduzioni delle opere del padre e l’illegittimità del trasferimento del diritto morale d’autore. La cessione dei timbri, fatta dall’erede legittima dell’artista, di fatto potrebbe essere interpretata come il trasferimento di un vero e proprio potere di autenticare le opere, quale diritto morale d’autore, che in quanto tale in Italia sarebbe intrasmissibile a terzi.

Un altro importante aspetto su cui si è giocata la causa è la natura della scrittura privata con la quale l’11.12.1982 Jeanne Modigliani ha ceduto a C. G. P. i diritti patrimoniali di utilizzazione delle opere dell’archivio e dei timbri.

Il Tribunale di Roma ha ritenuto che la scrittura [preceduta da lettera del 3.10.1982 e da atto di donazione del 23.9.1974 con cui P. aveva ricevuto l’insieme dei documenti dall’erede al fine di assicurarne la gestione] redatta in lingua italiana fosse disciplinata dal diritto italiano ed ha escluso che si trattasse di un atto di donazione, che l’avrebbe resa nulla per mancanza della forma solenne dell’atto pubblico ex art 782 c.c.

Su tale argomento si fondava la difesa di parte attrice ma il Tribunale ha ritenuto la cessione legittima – correttamente ad avviso della scrivente – ai sensi dell’ art. 2581 c.c. e dell’art 110 della 633/1941, non ravvisandovi una causa di liberalità. I trasferimenti oggetto di causa, infatti, erano stati effettuati da Jeanne in vista della creazione di una fondazione a favore del maestro e della valorizzazione dell’opera di Modigliani attraverso pubblicazioni e attraverso un catalogo ragionato.

 

Lavinia Savini

Avvocato, partner Studio Legale IdeaLex

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12.07.2013 ore 19.00 – Milano – Museo del Manifesto Cinematografico – mostra “Vampiri, Zombi e Lupi Mannari”

In occasione della mostra “Vampiri, Zombi e Lupi Mannari” che inaugurerà venerdì 12 luglio 2013 ore 19.00 presso il Museo del Manifesto Cinematografico (Via Gluck 45 – Milano) verrà esposto l’articolo intitolato “Vampiri in Tribunale – Dracula contro Nosferatu” dell’Avv. Sveva Antonini sull’interessante caso giudiziario di plagio dell’opera letteraria “Dracula” di Bram Stoker da parte del noto capolavoro cinematografico “Nosferatu” di F.W. Murnau.1012848_10151654822607221_1247585875_n

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