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AUTENTICITA’ DI OPERE D’ARTE: la recente sentenza che ha visto coinvolta la Fondazione Keith Haring

case-law-677940_1920-690x462Vi segnaliamo il commento dell’Avv. Antonio Gallo a una recente sentenza sul tema dell’autenticazione di opere d’arte che ha visto coinvolta la Fondazione dell’artista Keith Haring.

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Layout d’interni, quale tutela?

Si è di recente tenuto a Milano un incontro tra l’avv. Lavinia Savini e la curatrice e consulente di design Federica Sala, promosso dallo studio legale FPB Legal, sull’ancora poco conosciuto tema della tutela del Layout d’interni.
E’ emerso come nell’ordinamento italiano manchi un’espressa previsione di legge che riconosca al Layout d’interni una tutela specifica ai sensi della Legge sul Diritto d’Autore (l.d.a.). Sino ad oggi l’unica forma di protezione, in rari casi, riconosciutagli è stata quella di diritto industriale. Riconoscere la tutela di diritto d’autore all’architettura d’interni offre notevoli vantaggi rispetto alla tutela di diritto industriale. Viene, infatti, garantita una maggiore durata di protezione per la creazione (fino a 70 anni dalla morte del suo autore) senza, però, la necessità di compiere alcuna formalità.

Quando si parla di layout d’interni si intende un’attività di progettazione – improntata alla realizzazione di una composizione unitaria – consistente nella scelta di mobili, complementi d’arredo ed eventuali elementi architettonici, e nella loro collocazione in un determinato ambiente.
Attualmente la legge prevede diverse forme di protezione per i singoli elementi di una composizione. Qualora ne ricorrano i presupposti, infatti, sono tutelabili quali opere d’arte e di  design o quali disegni e modelli dell’industrial design.
Nel passato la giurisprudenza ha ammesso, con un approccio alquanto restrittivo, la tutela di diritto d’autore del layout d’interni soltanto nei casi in cui l’arredo fosse incorporato in maniera inscindibile all’edificio, caratterizzandolo in maniera inconfondibile, si da poter applicare la tutela propria delle opere e progetti d’architettura, di cui all’art. 2 lett. n. 5 della l.d.a (come è avvenuto, per esempio, in molte progettazioni fatte da Carlo Scarpa).

Si sta verificando, fortunatamente, un cambio di tendenza a livello internazionale volto ad un sempre maggiore riconoscimento del valore creativo ed autoriale del layout d’interni, confermato in Italia da due recenti pronunce giurisprudenziali altamente innovative. Trattasi del recente caso che ha visto contrapposti i noti rivenditori di cosmetici KIKO e WYCON (sentenza del Trib. Milano n. 11416 del 13.1.2015, confermata dalla Corte App. Milano n. 1543 del 26.3.2018). Le sentenze indicate sono state le prime a varcare la soglia di una nuova frontiera del diritto, ammettendo la tutelabilità della creazione di un arredo d’interni ai sensi della normativa sul diritto d’autore. Il collegio giudicante ha statuito che la combinazione e la conformazione complessiva degli elementi che integrano il progetto di arredamento dei negozi KIKO (contesto stilistico minimalista, caratterizzato da simmetrie e linee essenziali) fosse dotato dei presupposti di creatività e novità necessari per godere della tutela di diritto d’autore -sempre attraverso un’equiparazione alle opere dell’architettura – ed ha conseguentemente dichiarato violati i relativi diritti ad opera della concorrente.
Si rileva come la valutazione del carattere creativo del layout d’interni sia stata effettuata in considerazione del risultato complessivo conseguito ed il livello di creatività richiesto è minimale – come avviene per le altre opere dell’ingegno – non essendo necessario che le idee poste alla base del progetto di allestimento siano particolarmente complesse ed elaborate.
Il tema oggetto dell’incontro è stato trattato anche da un punto di vista comparatistico. In particolare, sono stati posti a confronto con l’ordinamento nazionale l’ordinamento francese e quello statunitense.
Per quanto riguarda la Francia, è emerso che la situazione è molto simile a quella italiana: vi sono state poche sentenze in materia e si va verso un espresso riconoscimento della tutela di diritto d’autore del layout di interni (con una maggiore sensibilità verso il riconoscimento di siffatta tutela anche alla disposizione di spazi esterni, come i giardini).
Anche in Francia è stato riconosciuto meritevole di tutela autoriale il layout dei negozi KIKO, con decisione del Tribunal de Grande Instance de Lille (del 21 maggio 2015, confermata in secondo grado dalla sentenza della Cour d’Appel de Douai). Nel caso francese, che ha visto coinvolti KIKO France e Folies Douces, analogamente a quanto accaduto in Italia, i Giudici hanno ritenuto che la creatività caratterizzante la combinazione originale di forme e colori dei negozi KIKO fosse connotata da una valenza estetica tale da esprimerne la personalità dell’autore.
Infine, si è portato come interessante esempio il sistema statunitense, che riconosce oramai da tempo al layout degli spazi commerciali una tutela di diritto industriale, attraverso l’istituto di elaborazione giurisprudenziale del trade dress. Tale istituto ha come fine quello di proteggere l’estetica di un determinato prodotto o il layout delle attività commerciali, che siano idonei a trasmettere all’osservatore chiare informazioni in ordine alla provenienza di prodotti e servizi. Affinché il trade dress possa essere considerato meritevole di tutela occorre che non sia dettato da esigenze funzionali, abbia acquisito il cosiddetto “secondary meaning” e sia dotato di distintività.

Conclusivamente si può affermare come vi sia sempre più l’esigenza di trovare un modo per tutelare il lavoro dei creativi, come emerso anche dall’intervento svolto dalla curatrice, soprattutto quando non si tratta della creazione di opere d’arte o di design, la cui tutela è oramai pacificamente riconosciuta dalla legge, ma quando si tratta della creazione di ambienti e di “atmosfere”. In tale caso, più che mai, è molto importante provvedere contrattualmente ad una corretta qualificazione della natura dell’opera creata, o commissionata, e dell’eventuale estensione dei diritti d’autore ceduti.

Lavinia Savini

Avvocato

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L’affaire de l’artiste urbain Blu: s’agit-il d’une violation du droit d’auteur?

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1. Les faits

Les protestations contre l’exposition « Street Art – Banksy & Co. L’arte allo stato urbano » (l’art à l’état urbain), qui a eu lieu dans la ville italienne de Bologne du 18 mars au 26 juin 2016, et qui aspirait à être une grande rétrospective consacrée à l’histoire de la Street Art, a posé une question juridique.

D’après les déclarations des organisateurs, les œuvres provenaient pour une partie du marché, elles étaient, pour une autre partie, réalisées directement sur place, et seulement une partie minime des œuvres avaient été prélevées des murs d’une propriété privée de la ville de Bologne, par ailleurs en cours de démolition. Parmi ces œuvres, y figuraient certains travaux de l’artiste urbain Blu. L’opération avait pour but de conserver, archiver et muséaliser les œuvres.

Les vives et longues polémiques médiatiques qui s’en étaient suivies, même dans les médias étrangers, avaient mis en évidence combien le projet, à l’origine de l’exposition, divisait l’opinion publique et aussi les artistes impliqués. Si certains d’entre eux avaient manifesté, même publiquement, de fortes hostilités à l’égard de l’initiative, d’autres avaient, en revanche, exprimé un avis favorable. L’affaire se prête à des évaluations sous divers profils. En particulier, il convient de distinguer l’aspect éthique et culturel de l’aspect purement juridique.

2. La question de droit

À titre liminaire, il faut souligner que l’affaire en question était complexe à cause de l’absence de précédents jurisprudentiels, non seulement en Italie mais aussi en Europe, étant donné que l’opération bolonaise semblait être la première à s’interroger sur le futur des œuvres d’Art urbain de ce type.

De plus, il faut également noter, en Italie, l’absence de précédents jurisprudentiels relatifs au droit moral de l’auteur dans le domaine de la Street Art. Les raisons d’un tel vide jurisprudentiel résident dans la nature même des œuvres, nées avec la caractéristique d’être produites en clandestinité et de façon illicite, comme forme d’art libre, informel et en dehors des institutions. Ainsi, le recours à des pseudonymes par les artistes devient compréhensible, du fait qu’ils veuillent préserver leur anonymat. Par conséquent, l’absence de décisions relatives aux droits d’auteur des œuvres de Street Art n’est pas surprenante.

En ce qui concerne l’aspect juridique, les œuvres de l’artiste Blu, ayant fait l’objet de détachements, provenaient, comme cela a été dit, de murs d’une propriété privée dont le propriétaire en aurait autorisé le prélèvement s’agissant de murs en démolition. En vertu du principe juridique de l’accession, régi par l’article 936 du Code civil italien, aux termes duquel « lorsque les plantations, constructions ou ouvrages ont été réalisés par un tiers avec des matériaux lui appartenant, le propriétaire du fonds a le droit d’en conserver la propriété ou d’obliger le tiers à les enlever […] », il est désormais admis que le propriétaire du mur sur lequel a été réalisée une œuvre de Street Art en est le propriétaire. Toutefois, comme tout propriétaire d’une œuvre d’art, il ne devient pas titulaire aussi des droits d’auteur sur l’œuvre, lesquels appartiennent exclusivement aux auteurs.

Les droits d’auteur dans le droit italien

Les droits d’auteur en Italie se divisent en droits patrimoniaux et en droits moraux. Ces droits sont entièrement régis par la loi italienne n° 633 du 22 avril 1941 sur la protection du droit d’auteur et des droits voisins, aussi dénommée loi sur le droit d’auteur[1].

Quant aux premiers, conformément à l’article 12 de la loi sur le droit d’auteur, « l’auteur jouit du droit exclusif de publier son œuvre. Il jouit en outre du droit exclusif d’exploiter économiquement son œuvre de quelque manière et sous quelque forme, originale ou dérivée, que ce soit, dans les limites fixées par la présente loi, et en particulier en exerçant les droits exclusifs énoncés aux articles suivants. Est considérée comme première publication la première forme d’exercice du droit d’exploitation ».

Les droits patrimoniaux, prévus aux articles 12 à 19 de la loi, se manifestent à travers une série de prérogatives en faveur de l’auteur appelés droits d’exploitation économique, et sont librement cessibles. Les droits moraux, en revanche, sont des droits imprescriptibles en vertu de l’article 2934 du Code civil italien, inaliénables et qui ne peuvent pas faire l’objet de renonciation de la part de l’auteur, contrairement à la discipline d’autres ordres juridiques européens. Les droits moraux appartiennent à l’auteur et à ses proches, dans l’ordre indiqué à l’article 23 de la loi italienne sur le droit d’auteur.

Ainsi, il s’agit d’une protection renforcée de l’honneur et de la réputation de l’artiste par la reconnaissance du droit de s’opposer à la première publication de l’œuvre; le droit de revendiquer la paternité de l’œuvre; le droit de s’opposer à des mutilations et altérations ou modifications de l’œuvre; le droit de retirer l’œuvre du commerce pour des motifs graves. Par ailleurs, une partie de la doctrine italienne a inclus parmi les droits moraux innommés le droit de l’auteur de méconnaître la paternité d’une œuvre qui lui aurait été erronément attribuée[2]. Les droits moraux de l’auteur sont pleinement régis par la loi italienne sur le droit d’auteur aux articles 20 à 24.

En règle générale, étant privées d’une autorisation préalable, les œuvres de Street Art naissent comme des œuvres illicites en ce que leur réalisation sur des murs ou des biens (notamment, les wagons ferroviaires ou métropolitains), publics ou privés, constitue une conduite passible de sanctions pénales, en particulier, celle de « dégradation et détérioration de biens appartenant à autrui » visée à l’article 639 du Code pénal italien[3]. Mais de telles œuvres sont quand même garanties par le droit d’auteur puisque la loi italienne protège, en son article premier, l’œuvre de l’esprit présentant le caractère de créations pour le seul fait d’avoir été créée. Parmi les critères de protection, la licéité de l’œuvre n’est pas requise, ainsi cette dernière est protégée même si illicite ou, par exemple, contraire aux bonnes mœurs[4].

À ce stade, arrive le point névralgique de la question. D’après les déclarations de l’organisation, le projet aurait été communiqué au préalable aux graffeurs impliqués : Blu, Ericailcane, Dado e Cuoghi Corsello. Certains d’entre eux auraient accepté avec enthousiasme le projet, pendant que d’autres, comme Blu et Ericailcane, n’auraient d’abord pas pris position, pour ensuite réagir.

Est-il alors possible d’affirmer que, à travers ce projet, les droits moraux et/ou patrimoniaux des auteurs des graffitis qui ont, de fait et successivement, manifesté leur désaccord ont été violés? À travers la muséalisation, le projet d’exposition, a-t-il violé le droit moral de l’artiste de rue de «rester dans la rue»?

Contrairement aux propositions de certains, la tendance est à exclure une violation du droit patrimonial de l’auteur pour l’exposition publique de son œuvre, tant pour les graffitis objets de détachements que, a fortiori, pour ceux qui proviennent du marché. Juridiquement, en effet, selon l’orientation dominante de la jurisprudence italienne, le propriétaire d’une œuvre d’art a le droit de la céder librement à des tiers et de la faire circuler, tout comme le droit de l’exposer[5] (dans des galeries, des musées, etc), et cela, à plus forte raison si l’œuvre a été introduite dans le circuit commercial par l’artiste lui-même.

3. Une atteinte aux droits moraux de l’auteur des artistes urbains?

Le droit moral de l’auteur constitue, par contre, la limite à la licéité de telles conduites. L’article 20 de la loi 633/1941 qui régit les droits moraux de l’auteur dispose que “indépendamment des droits exclusifs d’exploitation économique de l’œuvre, et même après la cession de ces droits, l’auteur conserve le droit de revendiquer la paternité de l’œuvre et de s’opposer à toute déformation, mutilation ou autre modification de l’œuvre et à toute atteinte à la même œuvre qui pourraient être préjudiciables à son honneur ou à sa réputation”. L’action de l’artiste Blu pouvait, ainsi, représenter la réaction de qui se plaindrait de la violation de son propre droit moral de l’auteur.

Il faut donc évaluer, à mon sens, si une opération qui avait pour but d’exposer, archiver et conserver l’œuvre d’un auteur, et non pas de la vendre, est à catégoriser dans les actes portant atteinte à la même œuvre qui pourraient être préjudiciables à la réputation et à l’honneur de l’artiste, aux termes de l’article 20 de la loi 633/1941.

En 2014, Banksy lui-même faisait un geste de contestation en méconnaissant la paternité de quelques-unes de ses œuvres faisant l’objet d’une exposition organisée par Sincura Group à Londres, empêchant ainsi les ventes. Mais dans ce cas, les œuvres avaient été prélevées des murs sans son autorisation pour ensuite être vendues. Il est possible de donner un avis au sujet de l’existence ou non d’un “préjudice à la réputation et à l’honneur de l’artiste” seulement en se fondant sur le raisonnement logico-juridique retenu dans les rares précédents jurisprudentiels relatifs au droit moral de l’auteur et en contextualisant les faits sur le base de ce que signifie effectivement, aujourd’hui, la Street Art.

Par exemple, la jurisprudence italienne a reconnu la violation de ce droit aussi bien dans le cas où un propriétaire a laissé se dégrader une œuvre d’art[6], que dans le cas où la présentation dans une exposition de certaines œuvres d’un artiste provenant uniquement d’une collection privée avaient été indiquées comme des œuvres réalisées par ce même artiste à une période donnée[7]. De même, la violation a été reconnue dans le cas où l’œuvre d’un auteur a été utilisée par un éditeur conjointement aux œuvres d’autres artistes avec lesquels l’auteur avait affirmé avoir des divergences idéologiques[8].

Dans l’affaire de Bologne, si l’auteur considérait que la muséalisation de ses œuvres ne correspondait pas à sa poétique, la violation de ses droits aurait été abstraitement configurable. D’autre part, il aurait fallu aussi considérer la finalité du projet de conservation et d’archivage, dénué de l’intention de vendre les œuvres. Donner une réponse univoque n’est pas évident et la réflexion devient plus large : l’artiste peut-il s’opposer à ce que ses œuvres soient conservées, archivées et protégées ou qu’elles soient mises dans un musée ?

Enfin, l’« état » actuel de la Street Art est un élément d’une importance fondamentale pour donner un avis, en l’espèce, sur l’existence d’une atteinte aux droits moraux de l’auteur des artistes urbains : peut-elle être, encore aujourd’hui, considérée comme un art de rue, subversive, illicite, contestatrice, externe aux circuits officiels du marché de l’art, aussi bien que sa muséalisation et sa conservation seraient contraires à sa nature ? L’évolution que cette forme d’art a connue, également dans l’opinion commune, est inégalable. Ce n’est pas par hasard que les artistes urbains travaillent de plus en plus à la lumière du jour et à la commission, parfois même à la demande de fameux musées internationaux. Comme, par exemple, le même Blu qui a peint les façades du musée MoCa à Los Angeles (œuvre successivement censurée par le musée) et à qui ont été commandés des travaux par la Tate Modern de Londres et le Hangar Bicocca de Milan. De plus, les œuvres de ces artistes sont introduites et circulent toujours plus dans les plus institutionnels et connus réseaux internationaux du commerce de l’art. Il suffit de rappeler que, récemment, les œuvres de Banksy étaient en vente à la Lionel Gallery d’Amsterdam et au TEFAP de Maastricht. Ou encore, la récente initiative de ce dernier qui a réalisé des œuvres dans les chambres de son tout nouveau hôtel nommé « The Walled Off Hotel », en Cisjordanie. Enfin, il est possible de constater une tendance à ne plus percevoir comme sanctionnables, au moins sur les biens publics, les interventions faites par les graffeurs, sans autorisation, bien qu’il s’agisse de conduites passibles de sanctions pénales. Ceci est vrai surtout pour les artistes les plus connus.

Jusqu’à présent, les graffeurs ont été réticents à entrer dans les salles d’audience des tribunaux pour protéger leurs droits d’auteur et ont préféré manifester leur désapprobation par l’action. Mais, la Street Art, comme cela a été exposé, est en plein changement et est de plus en plus institutionnalisée… Serait-elle prête à faire son entrée dans les tribunaux ?

[1] Legge 22 aprile 1941, n. 633 “Protezione del diritto d’autore e di altri diritti connessi al suo esercizio”.
[2] Tribunale di Milano, 14 septembre 2004, in Rep. AIDA 05, I.5.1 ; Corte d’Appello di Milano, 24 mars 1939, in IDA 39, 215.
[3] Sur ce point: Corte di cassazione, Sez. Seconda penale, Sentenza n. 16371 du 20 avril 2016.
[4] Sur ce point: Tribunale di Milano, 29 janvier 1996 ; Pretura di Bologna, 20 avril 1971, in Giustizia civile 71, 694 s.
[5] Conformément au principe de libre jouissance du bien appartenant au propriétaire; sur ce point, la jurisprudence italienne est rare, voir Tribunale di Verona, 30 octobre 1989 (in Dir. Autore 1990, 397): “Après la cession de l’unique exemplaire d’une œuvre d’art, appartiennent au propriétaire les facultés de jouissance prévues à l’article 832 du Code civil, dont celle de divulguer l’œuvre et de la faire exposer, attendu qu’il s’agit d’une faculté strictement consécutive à la publication et à la vente de l’œuvre, activité permise par l’auteur qui a renoncé à sa réserve de non-divulgation, à condition qu’aucune atteinte ne soit portée à son droit moral ».
[6] Affaire isolée sur laquelle s’est prononcé le Tribunale di Milano, 20 janvier 2005, in AIDA 05, 1057.
[7] Pretura di Verona, 21 mars 1987, in IDA 87, 551 ss.
[8] Pretura di Torino, 5 mai 1990.

Avv. Lavinia Savini

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Google Arts & Culture e diritto d’autore

Nasce nel 2011 la Google Arts & Culture, una piattaforma che sfruttando la Street view (una modalità di visualizzazione virtuale che permette di guardare attraverso lo schermo un determinato luogo come se fossimo realmente lì) ci da la possibilità di visitare musei e, di conseguenza, di visualizzare ed analizzare opere d’arte pur non essendoci fisicamente di fronte.

L’idea alla base del progetto è quella di rendere l’arte accessibile gratuitamente a chiunque abbia la sola disponibilità di un computer o di un telefono cellulare e, in tale direzione, la Google Arts & Culture, dal 2011 ad oggi, ha fatto passi da gigante: al momento più di 1.400 musei in 70 Paesi, di cui circa un’ottantina di musei italiani, hanno aderito al progetto e vedono le proprie opere esposte sul sito ideato dal fondatore del Google Art Institute, Amir Sood.

Ma come vengono effettivamente regolamentati i rapporti tra il museo, che ha il diritto allo sfruttamento dell’immagine delle opere, e Google che rende tali immagini di pubblico dominio?

All’interno del nostro ordinamento gli articoli che vengono maggiormente in risalto a questo proposito sono l’art. 13 Lda che si occupa del diritto alla riproduzione dell’immagine e l’art. 70 comma 1 bis Lda che regolamenta la riproduzione di opere attraverso la rete internet.

Il diritto esclusivo di riproduzione dell’opera ex art. 13 Lda, che in questo caso è in capo ai musei, è regolamentato da un rapporto contrattuale che ne prevede la concessione, per un periodo stabilito, alla piattaforma che ha lo scopo di condividere le immagini delle opere esposte sulla rete.

Ci si potrebbe chiedere perché anche in Italia ci sia bisogno di un adeguato contratto che regolamenti la riproduzione di questo tipo di immagini. La risposta è semplice: in mancanza di un contratto bisognerebbe affidarsi all’art. 70 Lda che limiterebbe notevolmente la possibilità di sfruttamento dell’immagine.

Tale articolo infatti permette l’utilizzo delle suddette immagini in rete per uso scientifico e didattico, a titolo gratuito, ma a condizione che queste siano a bassa risoluzione o degradate. Sarebbe una forte limitazione per la piattaforma di Google che invece ha, fortunatamente, come prerogativa l’utilizzo di immagini ad altissima risoluzione e quindi analizzabili in ogni piccolo particolare.

Per concludere va sottolineato quindi come siano gli stessi musei a rivolgersi a Google: sono loro per primi ad avere interesse a concludere un contratto per il servizio offerto dal noto motore di ricerca. Questo avviene principalmente perché hanno la possibilità di vedere le proprie opere esposte in rete a titolo completamente gratuito e per il fatto che all’interno del contratto che regola i rapporti tra Google e i musei c’è una clausola che prevede che Google non possa in alcun modo realizzare profitti finanziari diretti dallo sfruttamento delle immagini fornite dal museo. Un grosso incentivo alla collaborazione per rendere l’arte sempre più accessibile a tutti.

Dott. Leonardo Bergonzoni

 

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Koons-Vuitton: se la moda s’imbeve d’arte classica, il diritto d’autore spira.

Ci sono diverse occasioni in cui moda ed arte vanno a braccetto, divenendo un tutt’uno: questo certamente accade quando la moda va ad attingere da arti che rimandano a tempi remoti. Si tratta del caso di un recente sodalizio, noto a tutti gli avvezzi di “fashion-tendenze”: quello tra l’artista newyorkese Jeff Koons e il brand di vaglia globale Louis Vuitton. Un matrimonio stilistico e professionale le cui creazioni hanno debuttato nelle boutique lo scorso 28 aprile. Ai palati più raffinati non sarà certamente sfuggito il gusto volutamente kitsch delle borse in questione: tali proposte reinterpretano in chiave neo-pop le tele dei grandi maestri dell’arte antica, da Van Gogh a Da Vinci, con quella nota spiccata di kitsch che fa da leitmotiv in molti lavori di Koons.

Insomma: sfruttare le opere che sin da giovani vengono studiate sui banchi di scuola così da plasmare una nuova linea che interpreti un cattivo gusto graffiante ed irriverente, al quale l’artista della Big Apple negli anni ci ha abituati, volto a provocare la società del consumo e più in generale la banalità della vita moderna. Sembra essere questo l’obiettivo della collezione Maestri. Ma passando al vaglio un punto di vista più strettamente giuridico, verrebbe da chiedersi: è legittimo un simile utilizzo di opere d’arte classica senza che vengano violati i diritti dei rispettivi autori? Parlando dei loro diritti patrimoniali, possono dirsi certamente spirati i termini di validità degli stessi. Tale considerazione riposa pacificamente sulla legge a protezione del diritto d’autore (legge n. 633 del 1941), laddove all’art. 25 prevede un periodo di tutela dei diritti di utilizzazione economica dell’opera corrispondente alla durata della vita dell’autore, più 70 anni dalla sua morte: termini che, per quanto concerne i grandi geni dell’arte antica, possono senz’altro dirsi spirati. Difatti, ai sensi della medesima legge, viene riconosciuto al padre dell’opera un vero e proprio diritto esclusivo di pubblicarla e di utilizzarla economicamente, in ogni forma e modo, originale o derivato (art.12). Nello specifico, poi, la legge giunge a precisare che il diritto esclusivo di riprodurre ha per oggetto proprio la moltiplicazione in copie, diretta od indiretta, temporanea o permanente, in tutto o in parte dell’opera, in qualunque modo o forma: copiatura a mano, stampa, litografia, incisione, litografia, fotografia… Sono soltanto alcuni dei possibili procedimenti di riproduzione (art.13). Come specificato, comunque, le disposizioni della LDA concernenti i termini di validità dei diritti patrimoniali valgono a dare il “via libera” alla produzione in questione.

Infine, una nota di colore: l’icona neo-pop, celebre per i coniglietti gonfiabili e le statue-bomboniere di porcellana, si è permesso addirittura lo sfarzo di firmare con le proprie iniziali le i-bag vuittoniane, intrecciate con l’inconfondibile marchio di fabbrica LV. Quasi a voler certificare l’unione indissolubile (per la circostanza) tra moda e arte.

Dott.ssa Giulia Campioni

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4 ° Seminario franco – italiano “L’arte in tutte le sue forme”

La sezione internazionale dell’Association Avocat d’Entreprise di Parigi – in collaborazione con il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Bologna e con la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Bologna – ha voluto celebrare il rapporto con l’arte che accomuna Francia e Italia, dedicando a questo argomento il suo 4 ° seminario franco- italiano dal titolo “L’arte in tutte le sue forme”  (ici le programme du séminaire en langue française.pdf).

bologna

Il Seminario si terrà il 7 e 8 maggio prossimi presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Bologna. Vi parteciperanno professori universitari e avvocati provenienti da diversi paesi del mondo ma anche rappresentanti delle principali istituzioni culturali internazionali e fondazioni d’arte.

Che cosa è opera d’arte ai giorni nostri? Come il mercato dell’arte e i suoi player si adeguano all’era di internet e alla possibilità di nuovi modi di finanziamento come il crowdfunding o i fondi d’investimento? Il mercato dell’arte e’ in preda a una bolla speculativa? Che ruolo ha il mecenatismo? Quali sono le nuove forme di delinquenza legate all’arte e com’è condotta la lotta contro di esse? Sono queste le principali tematiche che verranno trattate.

La scrivente, intervenendo al seminario, tratterà un tema di cui si dibatte da lungo tempo e per cui è ancora difficile ipotizzare una soluzione definitiva: quello relativo all’autenticazione delle opere d’arte, tanto di artista vivente quanto di artista scomparso, e della tutela dell’artista dai falsi. Un altro aspetto importante che verrà analizzato è quello, poi, del ruolo dell’esperto e della sua responsabilità civile e penale.

Lavinia Savini

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Il diritto a fumetti

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Il fumetto può essere definito come “letteratura disegnata” o come “arte sequenziata”, a seconda che venga utilizzato per scopi narrativi o come semplice mezzo di comunicazione. Indipendentemente dallo scopo, entrambe le definizioni presentano come comune denominatore: l’inscindibile coesistenza di immagini e parole, volta a narrare una storia o a comunicare informazioni al pubblico.

Tale caratteristica assume particolare rilievo sul piano giuridico, poiché consente di inquadrare il fumetto nell’ambito della legge sul diritto d’autore (l. n. 633/1941) come opera dell’ingegno autonoma e distinta rispetto alle opere letterarie o a quelle dell’arte del disegno. Più precisamente, il fumetto viene definito come opera dell’ingegno c.d. composta, ossia come opera strutturalmente costituita da più elementi scindibili, ma fruibili per lo scopo finale solo se combinati tra loro in modo unitario.

In quanto tale, il fumetto gode della generale tutela prevista dall’art. 2 della l. 633/41, che, come noto, protegge tutte le opere dell’ingegno di carattere creativo appartenenti alla letteratura, alla musica, alle arti, all’architettura, al teatro e alla cinematografia, qualunque ne sia il modo o la forma di espressione, purchè rappresentate nel mondo esteriore. Ciò trova conferma anche nella giurisprudenza, secondo cui l’opera costituita da “strisce” disegnate e corredate di testo riveste carattere creativo originale e costituisce pertanto opera tutelabile ai sensi della vigente legge sul diritto d’autore. Costituisce un’unica opera organicamente articolata, e come tale va considerata ai fini della valutazione della completezza e correttezza del messaggio culturale e dell’informazione trasmessa, l’opera costituita da una parte “a fumetti” e da una parte dedicata a saggi critici.

fumetto1

Più complesso appare, invece, l’inquadramento del fumetto sotto il profilo soggettivo. Infatti, gli apporti creativi che compongono l’opera fumettistica provengono solitamente da più autori, lo sceneggiatore per la parte letteraria e il disegnatore per la parte grafica, ma possono contribuirvi anche altri soggetti, quali, ad esempio, il matitista, l’inchiostratore, il colorista, etc… In merito allo sceneggiatore e al disegnatore, è ormai pacifico che lo sfruttamento dei diritti patrimoniali e morali dell’opera spetti ad entrambi i soggetti secondo le regole dettate dall’art. 10 l. 633/41 per le opere in comunione. In detti termini si è espressa anche la giurisprudenza, secondo cui “ricorre la comunione creativa ex art. 10 l. dir. aut. quando la raffigurazione grafica del personaggio di un fumetto e il comportamento e gli atteggiamenti attribuiti al personaggio della sceneggiatura siano realizzati da autori diversi” (Trib. Milano 27 Maggio 2002). Per quanto riguarda, invece, i soggetti che partecipano alla realizzazione del fumetto, si ritiene necessario analizzare, caso per caso, il tipo di contributo apportato all’opera: infatti, solo coloro che apportano un contributo creativo, e non meramente tecnico, possono essere considerati coautori del fumetto e possono quindi godere dei diritti patrimoniali e morali in comunione con lo sceneggiatore e il disegnatore.

In ogni caso, è evidente come la contitolarità dei diritti d’autore sull’opera fumettistica rientri nella disciplina dettata dall’art. 10 della l. 633/41, che oltre a rendere applicabili alle opere in comunione le norme del Codice Civile (artt. 1100-1116 c.c.), stabilisce che l’opera non possa essere pubblicata (se inedita), né modificata, né tantomeno utilizzata in forma diversa da quella della prima pubblicazione, senza l’accordo di tutti i coautori.

Dott.ssa Lucilla Ascanio

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12.07.2013 ore 19.00 – Milano – Museo del Manifesto Cinematografico – mostra “Vampiri, Zombi e Lupi Mannari”

In occasione della mostra “Vampiri, Zombi e Lupi Mannari” che inaugurerà venerdì 12 luglio 2013 ore 19.00 presso il Museo del Manifesto Cinematografico (Via Gluck 45 – Milano) verrà esposto l’articolo intitolato “Vampiri in Tribunale – Dracula contro Nosferatu” dell’Avv. Sveva Antonini sull’interessante caso giudiziario di plagio dell’opera letteraria “Dracula” di Bram Stoker da parte del noto capolavoro cinematografico “Nosferatu” di F.W. Murnau.1012848_10151654822607221_1247585875_n

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IDEALEX nuova collaborazione con il Giappone

Nuova collaborazione fra Idealex e lo Studio Legale Infotech Law Offices di Tokyo per la tutela della proprietà intellettuale in Italia e Giappone

http://www.itlaw.jp

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13.04.2013 – MASTER “Il Mestiere delle Arti”

Locandina+-+Mestiere+delle+Artil’avvocato Lavinia Savini terrà una lezione per artisti visivi, musicisti e attori sulle basi del diritto d’autore e la tutela degli artisti per la Seconda edizione del corso di formazione per giovani artisti. 

Il corso propone un modello sperimentale di formazione nell’ambito dell’arte contemporanea, carattere innovativo è l’intenzione di concentrarsi sugli aspetti pratici, materiali ed economici del “mestiere”, compresi gli sbocchi di “applicabilità” della scelta artistica, in campi vicini o affini, che sono di prassi affiancati alla ricerca.

Il progetto è un’iniziativa finanziata dal Ministero della Gioventù e dalla Regione Emilia-Romagna. Progetto e gestione sono svolti in collaborazione dal GAER (Associazione Giovani Artisti dell’Emilia-Romagna), dalla Provincia di Bologna, dal Comune di Ferrara e dalla Fondazione Teatro Comunale di Ferrara.

Locandina+-+Mestiere+delle+Arti

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25/02/2013 – ore 18.00 presso la Libreria Trame (Via Goito, 3 BO) – Presentazione Progetto “COMMUNICATION BOXe”

250220131409Idealex insieme all’agenzia ComunicaMente partecipa alla presentazione del progetto Communication BOXe; qui di seguito il comunicato:

Nasce Communication BOXe: il nuovo progetto di comunicazione a basso costo per le giovani realtà produttive e culturali

Stai mettendo in piedi una piccola impresa o una startup? Fai parte di un’associazione culturale? Hai meno di 35 anni?

Allora Communication BOXe è la soluzione che fa per te: una nuova gamma di servizi di comunicazione e consulenza a basso costo dedicati alle giovani realtà che hanno grandi idee ma pochi mezzi a disposizione.

Otto pacchetti differenti, “confezionati” su misura per rispondere alle diverse esigenze: dall’ufficio stampa alla grafica, dalla comunicazione online al web 2.0, fino all’assistenza per la compilazione di bandi/permessi e alle consulenze legali (in collaborazione con Studio Idealex).

Dal 1 marzo al 1 maggio, inoltre, c’è una grande opportunità: il concorso ” TI SFIDIAMO > Un box per un’idea” che mette in palio, per la miglior idea imprenditoriale, culturale o creativa, l’utilizzo gratuito di un pacchetto Communication BOXe. Per partecipare è sufficiente scaricare il modulo di partecipazione disponibile online ed inviarlo compilato all’indirizzo mail info@comunicamente.it. Tra tutte le proposte arrivate un gruppo di esperti provenienti da diversi campi selezionerà le migliori, che si sfideranno in uno scontro diretto fino ad arrivare a decretare il vincitore.

Per saperne di più vai su www.comunicamente.it/sas

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Data: 18/02/2013 Alma Mater Bologna DAMS – Corso di Organizzazione ed Economia dello Spettacolo- Avv. Sveva Antonini

Introduzione alla legge sul diritto d’autore (dalle 17.00 alle 19.00) all’interno del corso tenuto dal Prof. Matteo Casari di “Organizzazione ed economia dello spettacolo”.

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