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Vi segnaliamo l’uscita del libro “L’affare Modigliani”, sui falsi e i misteri legati ad Amedeo Modigliani, ove l’avvocato Lavinia Savini interviene sulle questioni giudiziarie che hanno coinvolto gli eredi dell’artista

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17 ottobre 2019 · 12:00

AUTENTICITA’ DI OPERE D’ARTE: la recente sentenza che ha visto coinvolta la Fondazione Keith Haring

case-law-677940_1920-690x462Vi segnaliamo il commento dell’Avv. Antonio Gallo a una recente sentenza sul tema dell’autenticazione di opere d’arte che ha visto coinvolta la Fondazione dell’artista Keith Haring.

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IL NUOVO REGOLAMENTO UE 2019/880 IN MATERIA DI IMPORTAZIONE DI BENI CULTURALI PROVENIENTI DA PAESI EXTRA UE

Entra oggi in vigore il Regolamento n. 880 del 17 aprile 2019, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale UE lo scorso 7 giugno.

Il nuovo regolamento introduce delle importanti novità in materia di importazione di beni culturali provenienti da Paesi extra UE prevedendo delle innovative procedure di controllo, uguali per tutti gli Stati membri. Il principale obiettivo consiste, oltre che nell’armonizzazione delle eterogenee regole doganali fino al momento adottate all’interno dell’Unione, nel voler limitare la commercializzazione di beni culturali illecitamente trafugati in Paesi terzi e il cui commercio è, in molti casi, strumentale al finanziamento delle organizzazioni terroristiche.

Ai sensi dell’art. 2 del Regolamento, per bene culturale si intende «qualsiasi articolo di importanza archeologica, preistorica, storica, letteraria, artistica o scientifica» non creato o scoperto in territorio UE. Una più dettagliata classificazione dei beni, suddivisi per categorie, è tuttavia contenuta nell’appendice al Regolamento.

L’importazione cui fanno riferimento le nuove norme ricomprende anche il transito temporaneo dei beni nel territorio dell’Unione, così come il loro deposito doganale o lo stazionamento in zone franche.

La regola generale per l’importazione, come stabilita dall’art. 3 del Regolamento, prevede che il bene possa essere introdotto o importato nel territorio UE previa concessione di licenza da parte delle autorità competenti o la presentazione di una dichiarazione da parte dell’importatore.

La licenza di importazione è rilasciata, previa presentazione di apposita domanda, dalle autorità competenti di uno Stato membro ed è valida su tutto il territorio dell’Unione.
La domanda per il relativo rilascio dovrà essere corredata della documentazione idonea a comprovare la lecita provenienza del bene oggetto di importazione. L’autorità competente, verificato il contenuto della domanda, prima di procedere al suo accoglimento o rigetto motivato, può richiedere l’integrazione della documentazione prodotta a corredo della stessa. Il rilascio della licenza o il respingimento della domanda avviene entro 90 giorni dalla ricezione della domanda completa.
La dichiarazione è, invece, sottoscritta dal titolare dei beni oggetto di importazione. Questi, oltre a dover garantire che la loro esportazione sia avvenuta in conformità alle regole del Paese di provenienza, è tenuto a fornire alle autorità doganali competenti una descrizione dettagliata dei beni in modo da consentirne l’identificazione e facilitare le procedure di controllo.
Licenze o dichiarazioni non sono richieste, tra le varie eccezioni previste dal regolamento, qualora l’importazione riguardi un bene culturale reintrodotto in UE; nel caso di beni culturali destinati ad essere temporaneamente custoditi da una pubblica autorità, o comunque sotto la sua vigilanza, a meri fini protezionistici, per essere poi restituiti al Paese di origine; per i beni culturali temporaneamente importati per fini formativi, scientifici, di conservazione, restauro o esposizione.

L’intero impianto normativo è improntato a favorire la massima cooperazione tra i vari Stati membri nelle procedure di archiviazione e scambio di dati in relazione ai beni importati. Tali procedure informative dovranno essere effettuate attraverso un sistema elettronico centralizzato (ancora da istituire), le cui modalità di funzionamento saranno stabilite dalla Commissione.

Non oltre il 28 dicembre 2020 ogni Stato membro è tenuto a comunicare alla Commissione le sanzioni previste per le violazioni delle regole sulle importazioni. Le norme e le finalità delle sanzioni potranno, invece, essere comunicate alla Commissione entro il 28 giugno 2025.

Avv. Antonio Gallo

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Layout d’interni, quale tutela?

Si è di recente tenuto a Milano un incontro tra l’avv. Lavinia Savini e la curatrice e consulente di design Federica Sala, promosso dallo studio legale FPB Legal, sull’ancora poco conosciuto tema della tutela del Layout d’interni.
E’ emerso come nell’ordinamento italiano manchi un’espressa previsione di legge che riconosca al Layout d’interni una tutela specifica ai sensi della Legge sul Diritto d’Autore (l.d.a.). Sino ad oggi l’unica forma di protezione, in rari casi, riconosciutagli è stata quella di diritto industriale. Riconoscere la tutela di diritto d’autore all’architettura d’interni offre notevoli vantaggi rispetto alla tutela di diritto industriale. Viene, infatti, garantita una maggiore durata di protezione per la creazione (fino a 70 anni dalla morte del suo autore) senza, però, la necessità di compiere alcuna formalità.

Quando si parla di layout d’interni si intende un’attività di progettazione – improntata alla realizzazione di una composizione unitaria – consistente nella scelta di mobili, complementi d’arredo ed eventuali elementi architettonici, e nella loro collocazione in un determinato ambiente.
Attualmente la legge prevede diverse forme di protezione per i singoli elementi di una composizione. Qualora ne ricorrano i presupposti, infatti, sono tutelabili quali opere d’arte e di  design o quali disegni e modelli dell’industrial design.
Nel passato la giurisprudenza ha ammesso, con un approccio alquanto restrittivo, la tutela di diritto d’autore del layout d’interni soltanto nei casi in cui l’arredo fosse incorporato in maniera inscindibile all’edificio, caratterizzandolo in maniera inconfondibile, si da poter applicare la tutela propria delle opere e progetti d’architettura, di cui all’art. 2 lett. n. 5 della l.d.a (come è avvenuto, per esempio, in molte progettazioni fatte da Carlo Scarpa).

Si sta verificando, fortunatamente, un cambio di tendenza a livello internazionale volto ad un sempre maggiore riconoscimento del valore creativo ed autoriale del layout d’interni, confermato in Italia da due recenti pronunce giurisprudenziali altamente innovative. Trattasi del recente caso che ha visto contrapposti i noti rivenditori di cosmetici KIKO e WYCON (sentenza del Trib. Milano n. 11416 del 13.1.2015, confermata dalla Corte App. Milano n. 1543 del 26.3.2018). Le sentenze indicate sono state le prime a varcare la soglia di una nuova frontiera del diritto, ammettendo la tutelabilità della creazione di un arredo d’interni ai sensi della normativa sul diritto d’autore. Il collegio giudicante ha statuito che la combinazione e la conformazione complessiva degli elementi che integrano il progetto di arredamento dei negozi KIKO (contesto stilistico minimalista, caratterizzato da simmetrie e linee essenziali) fosse dotato dei presupposti di creatività e novità necessari per godere della tutela di diritto d’autore -sempre attraverso un’equiparazione alle opere dell’architettura – ed ha conseguentemente dichiarato violati i relativi diritti ad opera della concorrente.
Si rileva come la valutazione del carattere creativo del layout d’interni sia stata effettuata in considerazione del risultato complessivo conseguito ed il livello di creatività richiesto è minimale – come avviene per le altre opere dell’ingegno – non essendo necessario che le idee poste alla base del progetto di allestimento siano particolarmente complesse ed elaborate.
Il tema oggetto dell’incontro è stato trattato anche da un punto di vista comparatistico. In particolare, sono stati posti a confronto con l’ordinamento nazionale l’ordinamento francese e quello statunitense.
Per quanto riguarda la Francia, è emerso che la situazione è molto simile a quella italiana: vi sono state poche sentenze in materia e si va verso un espresso riconoscimento della tutela di diritto d’autore del layout di interni (con una maggiore sensibilità verso il riconoscimento di siffatta tutela anche alla disposizione di spazi esterni, come i giardini).
Anche in Francia è stato riconosciuto meritevole di tutela autoriale il layout dei negozi KIKO, con decisione del Tribunal de Grande Instance de Lille (del 21 maggio 2015, confermata in secondo grado dalla sentenza della Cour d’Appel de Douai). Nel caso francese, che ha visto coinvolti KIKO France e Folies Douces, analogamente a quanto accaduto in Italia, i Giudici hanno ritenuto che la creatività caratterizzante la combinazione originale di forme e colori dei negozi KIKO fosse connotata da una valenza estetica tale da esprimerne la personalità dell’autore.
Infine, si è portato come interessante esempio il sistema statunitense, che riconosce oramai da tempo al layout degli spazi commerciali una tutela di diritto industriale, attraverso l’istituto di elaborazione giurisprudenziale del trade dress. Tale istituto ha come fine quello di proteggere l’estetica di un determinato prodotto o il layout delle attività commerciali, che siano idonei a trasmettere all’osservatore chiare informazioni in ordine alla provenienza di prodotti e servizi. Affinché il trade dress possa essere considerato meritevole di tutela occorre che non sia dettato da esigenze funzionali, abbia acquisito il cosiddetto “secondary meaning” e sia dotato di distintività.

Conclusivamente si può affermare come vi sia sempre più l’esigenza di trovare un modo per tutelare il lavoro dei creativi, come emerso anche dall’intervento svolto dalla curatrice, soprattutto quando non si tratta della creazione di opere d’arte o di design, la cui tutela è oramai pacificamente riconosciuta dalla legge, ma quando si tratta della creazione di ambienti e di “atmosfere”. In tale caso, più che mai, è molto importante provvedere contrattualmente ad una corretta qualificazione della natura dell’opera creata, o commissionata, e dell’eventuale estensione dei diritti d’autore ceduti.

Lavinia Savini

Avvocato

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L’affaire de l’artiste urbain Blu: s’agit-il d’une violation du droit d’auteur?

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1. Les faits

Les protestations contre l’exposition « Street Art – Banksy & Co. L’arte allo stato urbano » (l’art à l’état urbain), qui a eu lieu dans la ville italienne de Bologne du 18 mars au 26 juin 2016, et qui aspirait à être une grande rétrospective consacrée à l’histoire de la Street Art, a posé une question juridique.

D’après les déclarations des organisateurs, les œuvres provenaient pour une partie du marché, elles étaient, pour une autre partie, réalisées directement sur place, et seulement une partie minime des œuvres avaient été prélevées des murs d’une propriété privée de la ville de Bologne, par ailleurs en cours de démolition. Parmi ces œuvres, y figuraient certains travaux de l’artiste urbain Blu. L’opération avait pour but de conserver, archiver et muséaliser les œuvres.

Les vives et longues polémiques médiatiques qui s’en étaient suivies, même dans les médias étrangers, avaient mis en évidence combien le projet, à l’origine de l’exposition, divisait l’opinion publique et aussi les artistes impliqués. Si certains d’entre eux avaient manifesté, même publiquement, de fortes hostilités à l’égard de l’initiative, d’autres avaient, en revanche, exprimé un avis favorable. L’affaire se prête à des évaluations sous divers profils. En particulier, il convient de distinguer l’aspect éthique et culturel de l’aspect purement juridique.

2. La question de droit

À titre liminaire, il faut souligner que l’affaire en question était complexe à cause de l’absence de précédents jurisprudentiels, non seulement en Italie mais aussi en Europe, étant donné que l’opération bolonaise semblait être la première à s’interroger sur le futur des œuvres d’Art urbain de ce type.

De plus, il faut également noter, en Italie, l’absence de précédents jurisprudentiels relatifs au droit moral de l’auteur dans le domaine de la Street Art. Les raisons d’un tel vide jurisprudentiel résident dans la nature même des œuvres, nées avec la caractéristique d’être produites en clandestinité et de façon illicite, comme forme d’art libre, informel et en dehors des institutions. Ainsi, le recours à des pseudonymes par les artistes devient compréhensible, du fait qu’ils veuillent préserver leur anonymat. Par conséquent, l’absence de décisions relatives aux droits d’auteur des œuvres de Street Art n’est pas surprenante.

En ce qui concerne l’aspect juridique, les œuvres de l’artiste Blu, ayant fait l’objet de détachements, provenaient, comme cela a été dit, de murs d’une propriété privée dont le propriétaire en aurait autorisé le prélèvement s’agissant de murs en démolition. En vertu du principe juridique de l’accession, régi par l’article 936 du Code civil italien, aux termes duquel « lorsque les plantations, constructions ou ouvrages ont été réalisés par un tiers avec des matériaux lui appartenant, le propriétaire du fonds a le droit d’en conserver la propriété ou d’obliger le tiers à les enlever […] », il est désormais admis que le propriétaire du mur sur lequel a été réalisée une œuvre de Street Art en est le propriétaire. Toutefois, comme tout propriétaire d’une œuvre d’art, il ne devient pas titulaire aussi des droits d’auteur sur l’œuvre, lesquels appartiennent exclusivement aux auteurs.

Les droits d’auteur dans le droit italien

Les droits d’auteur en Italie se divisent en droits patrimoniaux et en droits moraux. Ces droits sont entièrement régis par la loi italienne n° 633 du 22 avril 1941 sur la protection du droit d’auteur et des droits voisins, aussi dénommée loi sur le droit d’auteur[1].

Quant aux premiers, conformément à l’article 12 de la loi sur le droit d’auteur, « l’auteur jouit du droit exclusif de publier son œuvre. Il jouit en outre du droit exclusif d’exploiter économiquement son œuvre de quelque manière et sous quelque forme, originale ou dérivée, que ce soit, dans les limites fixées par la présente loi, et en particulier en exerçant les droits exclusifs énoncés aux articles suivants. Est considérée comme première publication la première forme d’exercice du droit d’exploitation ».

Les droits patrimoniaux, prévus aux articles 12 à 19 de la loi, se manifestent à travers une série de prérogatives en faveur de l’auteur appelés droits d’exploitation économique, et sont librement cessibles. Les droits moraux, en revanche, sont des droits imprescriptibles en vertu de l’article 2934 du Code civil italien, inaliénables et qui ne peuvent pas faire l’objet de renonciation de la part de l’auteur, contrairement à la discipline d’autres ordres juridiques européens. Les droits moraux appartiennent à l’auteur et à ses proches, dans l’ordre indiqué à l’article 23 de la loi italienne sur le droit d’auteur.

Ainsi, il s’agit d’une protection renforcée de l’honneur et de la réputation de l’artiste par la reconnaissance du droit de s’opposer à la première publication de l’œuvre; le droit de revendiquer la paternité de l’œuvre; le droit de s’opposer à des mutilations et altérations ou modifications de l’œuvre; le droit de retirer l’œuvre du commerce pour des motifs graves. Par ailleurs, une partie de la doctrine italienne a inclus parmi les droits moraux innommés le droit de l’auteur de méconnaître la paternité d’une œuvre qui lui aurait été erronément attribuée[2]. Les droits moraux de l’auteur sont pleinement régis par la loi italienne sur le droit d’auteur aux articles 20 à 24.

En règle générale, étant privées d’une autorisation préalable, les œuvres de Street Art naissent comme des œuvres illicites en ce que leur réalisation sur des murs ou des biens (notamment, les wagons ferroviaires ou métropolitains), publics ou privés, constitue une conduite passible de sanctions pénales, en particulier, celle de « dégradation et détérioration de biens appartenant à autrui » visée à l’article 639 du Code pénal italien[3]. Mais de telles œuvres sont quand même garanties par le droit d’auteur puisque la loi italienne protège, en son article premier, l’œuvre de l’esprit présentant le caractère de créations pour le seul fait d’avoir été créée. Parmi les critères de protection, la licéité de l’œuvre n’est pas requise, ainsi cette dernière est protégée même si illicite ou, par exemple, contraire aux bonnes mœurs[4].

À ce stade, arrive le point névralgique de la question. D’après les déclarations de l’organisation, le projet aurait été communiqué au préalable aux graffeurs impliqués : Blu, Ericailcane, Dado e Cuoghi Corsello. Certains d’entre eux auraient accepté avec enthousiasme le projet, pendant que d’autres, comme Blu et Ericailcane, n’auraient d’abord pas pris position, pour ensuite réagir.

Est-il alors possible d’affirmer que, à travers ce projet, les droits moraux et/ou patrimoniaux des auteurs des graffitis qui ont, de fait et successivement, manifesté leur désaccord ont été violés? À travers la muséalisation, le projet d’exposition, a-t-il violé le droit moral de l’artiste de rue de «rester dans la rue»?

Contrairement aux propositions de certains, la tendance est à exclure une violation du droit patrimonial de l’auteur pour l’exposition publique de son œuvre, tant pour les graffitis objets de détachements que, a fortiori, pour ceux qui proviennent du marché. Juridiquement, en effet, selon l’orientation dominante de la jurisprudence italienne, le propriétaire d’une œuvre d’art a le droit de la céder librement à des tiers et de la faire circuler, tout comme le droit de l’exposer[5] (dans des galeries, des musées, etc), et cela, à plus forte raison si l’œuvre a été introduite dans le circuit commercial par l’artiste lui-même.

3. Une atteinte aux droits moraux de l’auteur des artistes urbains?

Le droit moral de l’auteur constitue, par contre, la limite à la licéité de telles conduites. L’article 20 de la loi 633/1941 qui régit les droits moraux de l’auteur dispose que “indépendamment des droits exclusifs d’exploitation économique de l’œuvre, et même après la cession de ces droits, l’auteur conserve le droit de revendiquer la paternité de l’œuvre et de s’opposer à toute déformation, mutilation ou autre modification de l’œuvre et à toute atteinte à la même œuvre qui pourraient être préjudiciables à son honneur ou à sa réputation”. L’action de l’artiste Blu pouvait, ainsi, représenter la réaction de qui se plaindrait de la violation de son propre droit moral de l’auteur.

Il faut donc évaluer, à mon sens, si une opération qui avait pour but d’exposer, archiver et conserver l’œuvre d’un auteur, et non pas de la vendre, est à catégoriser dans les actes portant atteinte à la même œuvre qui pourraient être préjudiciables à la réputation et à l’honneur de l’artiste, aux termes de l’article 20 de la loi 633/1941.

En 2014, Banksy lui-même faisait un geste de contestation en méconnaissant la paternité de quelques-unes de ses œuvres faisant l’objet d’une exposition organisée par Sincura Group à Londres, empêchant ainsi les ventes. Mais dans ce cas, les œuvres avaient été prélevées des murs sans son autorisation pour ensuite être vendues. Il est possible de donner un avis au sujet de l’existence ou non d’un “préjudice à la réputation et à l’honneur de l’artiste” seulement en se fondant sur le raisonnement logico-juridique retenu dans les rares précédents jurisprudentiels relatifs au droit moral de l’auteur et en contextualisant les faits sur le base de ce que signifie effectivement, aujourd’hui, la Street Art.

Par exemple, la jurisprudence italienne a reconnu la violation de ce droit aussi bien dans le cas où un propriétaire a laissé se dégrader une œuvre d’art[6], que dans le cas où la présentation dans une exposition de certaines œuvres d’un artiste provenant uniquement d’une collection privée avaient été indiquées comme des œuvres réalisées par ce même artiste à une période donnée[7]. De même, la violation a été reconnue dans le cas où l’œuvre d’un auteur a été utilisée par un éditeur conjointement aux œuvres d’autres artistes avec lesquels l’auteur avait affirmé avoir des divergences idéologiques[8].

Dans l’affaire de Bologne, si l’auteur considérait que la muséalisation de ses œuvres ne correspondait pas à sa poétique, la violation de ses droits aurait été abstraitement configurable. D’autre part, il aurait fallu aussi considérer la finalité du projet de conservation et d’archivage, dénué de l’intention de vendre les œuvres. Donner une réponse univoque n’est pas évident et la réflexion devient plus large : l’artiste peut-il s’opposer à ce que ses œuvres soient conservées, archivées et protégées ou qu’elles soient mises dans un musée ?

Enfin, l’« état » actuel de la Street Art est un élément d’une importance fondamentale pour donner un avis, en l’espèce, sur l’existence d’une atteinte aux droits moraux de l’auteur des artistes urbains : peut-elle être, encore aujourd’hui, considérée comme un art de rue, subversive, illicite, contestatrice, externe aux circuits officiels du marché de l’art, aussi bien que sa muséalisation et sa conservation seraient contraires à sa nature ? L’évolution que cette forme d’art a connue, également dans l’opinion commune, est inégalable. Ce n’est pas par hasard que les artistes urbains travaillent de plus en plus à la lumière du jour et à la commission, parfois même à la demande de fameux musées internationaux. Comme, par exemple, le même Blu qui a peint les façades du musée MoCa à Los Angeles (œuvre successivement censurée par le musée) et à qui ont été commandés des travaux par la Tate Modern de Londres et le Hangar Bicocca de Milan. De plus, les œuvres de ces artistes sont introduites et circulent toujours plus dans les plus institutionnels et connus réseaux internationaux du commerce de l’art. Il suffit de rappeler que, récemment, les œuvres de Banksy étaient en vente à la Lionel Gallery d’Amsterdam et au TEFAP de Maastricht. Ou encore, la récente initiative de ce dernier qui a réalisé des œuvres dans les chambres de son tout nouveau hôtel nommé « The Walled Off Hotel », en Cisjordanie. Enfin, il est possible de constater une tendance à ne plus percevoir comme sanctionnables, au moins sur les biens publics, les interventions faites par les graffeurs, sans autorisation, bien qu’il s’agisse de conduites passibles de sanctions pénales. Ceci est vrai surtout pour les artistes les plus connus.

Jusqu’à présent, les graffeurs ont été réticents à entrer dans les salles d’audience des tribunaux pour protéger leurs droits d’auteur et ont préféré manifester leur désapprobation par l’action. Mais, la Street Art, comme cela a été exposé, est en plein changement et est de plus en plus institutionnalisée… Serait-elle prête à faire son entrée dans les tribunaux ?

[1] Legge 22 aprile 1941, n. 633 “Protezione del diritto d’autore e di altri diritti connessi al suo esercizio”.
[2] Tribunale di Milano, 14 septembre 2004, in Rep. AIDA 05, I.5.1 ; Corte d’Appello di Milano, 24 mars 1939, in IDA 39, 215.
[3] Sur ce point: Corte di cassazione, Sez. Seconda penale, Sentenza n. 16371 du 20 avril 2016.
[4] Sur ce point: Tribunale di Milano, 29 janvier 1996 ; Pretura di Bologna, 20 avril 1971, in Giustizia civile 71, 694 s.
[5] Conformément au principe de libre jouissance du bien appartenant au propriétaire; sur ce point, la jurisprudence italienne est rare, voir Tribunale di Verona, 30 octobre 1989 (in Dir. Autore 1990, 397): “Après la cession de l’unique exemplaire d’une œuvre d’art, appartiennent au propriétaire les facultés de jouissance prévues à l’article 832 du Code civil, dont celle de divulguer l’œuvre et de la faire exposer, attendu qu’il s’agit d’une faculté strictement consécutive à la publication et à la vente de l’œuvre, activité permise par l’auteur qui a renoncé à sa réserve de non-divulgation, à condition qu’aucune atteinte ne soit portée à son droit moral ».
[6] Affaire isolée sur laquelle s’est prononcé le Tribunale di Milano, 20 janvier 2005, in AIDA 05, 1057.
[7] Pretura di Verona, 21 mars 1987, in IDA 87, 551 ss.
[8] Pretura di Torino, 5 mai 1990.

Avv. Lavinia Savini

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Quando condividere un link o embeddare è illegale

Condividere informazioni attraverso link oppure embeddare video rientra nell’ordinario di tutti noi utenti internet. Ma ci siamo mai domandati se questa semplicissima operazione possa ledere i diritti dell’autore che ha pubblicato i contenuti, in seguito condivisi?

chromesocialLa questione è stata sollevata dalla società tedesca BestWater International, la quale ha accusato di violazione dei diritti d’autore un’azienda sua concorrente per aver embeddato su un sito, un video promozionale che BestWater aveva inizialmente pubblicato su YouTube.

La Corte di Giustizia Europea, con decisione C 348/13 del 21 ottobre 2014, ha stabilito che l’embedding o “incorporamento” dei video su un sito non viola alcun diritto d’autore, essendo il contenuto già pubblico sul web e visibile a tutti. A maggior ragione se il video è stato diffuso su una piattaforma che vanta un enorme seguito, quale YouTube.

Per gli stessi motivi, non viola il diritto d’autore l’e-linking, ossia l’inserimento all’interno di un sito di un collegamento ipertestuale – il link – che rimanda ad una pagina di un diverso sito.

Ma nel caso divulgassimo sul web un articolo pubblicato solo, ad esempio, per la ristretta cerchia dei lettori abbonati ad una rivista online, potremmo essere incolpati di aver violato i diritti d’autore, in quanto il contenuto linkato raggiungerebbe un pubblico nuovo, che era stato escluso volontariamente dall’editore (Svensson and o. vs Retriever Sverige AB).

Dunque, esclusi alcuni casi particolari, al momento restiamo liberi di condividere video e link riguardanti i temi che più ci interessano, senza commettere alcuna violazione. Del resto, l’essenza del World Wide Web sta tutta nella libera e gratuita circolazione di notizie.

In controtendenza alla libertà della rete, sembrano porsi le “licenze di link” e l’attuale “diritto di link”, vale a dire l’obbligo – già realtà in Inghilterra, Germania e Spagna – per i blog e aggregatori di notizie che ospitano link di periodici e riviste online, di corrispondere un’equa remunerazione all’editore. Inevitabilmente, la nuova tassa sul web ha sollevato alcune perplessità dettate specialmente dalla preoccupazione di creare un internet imbavagliato e controllato da pochi, come accade normalmente per una qualsiasi emittente televisiva.

D’altra parte, pur disapprovando l’idea di un web autoreferenziale e poco interattivo, è necessario usufruire di strumenti semplici ma efficaci che proteggano gli utenti – siano essi, persone fisiche o giuridiche – da gravi violazioni della privacy, dei copyright, dei diritti d’autore e della pirateria online.

Per quanto riguarda, ad esempio, la pirateria online, gravemente lesivi per la tutela e il commercio delle opere protette da copyright sono il diffusissimo quanto abusivo streaming dei film e il download di musica da siti pirata. Senza voler approfondire il tema, vale la pena ricordare che quest’ultima pratica illecita è in netta diminuzione anche grazie all’impatto positivo di strumenti semplici ma efficaci quali piattaforme pensate per una condivisione legale dei brani come SoundCloud, YouTube, Spotify etc. che, non solo non uccidono l’industria musicale ma, tramite il file sharing, aiutano le vendite.

Tutto sommato, condividere resta il minore dei problemi.

Dott.ssa Maria Paola Pinna

(Articolo originariamente pubblicato su Tutela digitale, il blog Red Points Solution Srl).

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Il diritto all’oblio, privacy e libertà di stampa

Col termine diritto all’oblio si fa riferimento al giusto interesse di ogni persona a non restare indeterminatamente esposta ai danni ulteriori che arreca al suo onore e alla sua reputazione la reiterata pubblicazione di una notizia che in passato era stata legittimamente pubblicata (Cass.3679/98).

Il diritto all’oblio dunque, vuole tutelare i diritti fondamentali e la privacy dell’individuo rispetto all’interesse pubblico di accedere alla notizia.

Il tema è tornato attuale successivamente alla sentenza emessa dalla Corte di Giustizia Europea del 13 maggio 2014 n. C-EVIDENZA-Google-Garante-privacy131/121, riguardante la vicenda del Sig. Gonzales, cittadino spagnolo, il quale ha ottenuto la rimozione da Google di alcune notizie che associavano il suo nome ad un’asta immobiliare relativa ad un pignoramento per riscossione coattiva di crediti avvenuto 16 anni prima. Di preciso la Corte ha stabilito che Google deve consentire la de- indicizzazione di pagine e contenuti che includono dati personali lesivi della reputazione e dell’immagine della persona, qualora tali informazioni non siano più attuali né di interesse pubblico.

Per quanto concerne l’applicazione del diritto all’oblio in Italia, fino ad oggi, un consolidato orientamento giurisprudenziale – pur avendo più volte statuito a favore della tutela dell’onore e della reputazione della persona e recepito le linee guida espresse dal Garante della Privacy circa le corrette modalità di trattamento dei dati personali (si veda ad esempio il dovere delle testate giornalistiche di predisporre un sistema di archiviazione “idoneo a segnalare la sussistenza di un seguito o di uno sviluppo della notizia e quale esso sia stato” -Sent. 5525/2012-) – considerava Google un mero intermediario, un Host Provider il cui compito era esclusivamente quello di fornire la piattaforma informatica sulla quale gli utenti potevano caricare i loro dati e dei quali, tuttavia, continuavano ad essere gli unici titolari e responsabili.

Pertanto in caso di lesione dei diritti fondamentali della persona, le sanzioni, amministrative e penali previste per il titolare del trattamento dei dati sensibili potevano essere applicate esclusivamente agli utenti, e non ai motori di ricerca (a riguardo si veda Google vs Max Mosley; Google italia vs Vividon e Cass. 5525/2012).

imagesAlla luce del nuovo regime di responsabilità di Google, lo stesso motore di ricerca si è immediatamente adoperato per applicare quanto disposto nella sentenza della Corte di Giustizia Europea, creando un comitato ad hoc “the advisory council to Google on the right to be forgotten” finalizzato a conseguire il giusto bilanciamento tra applicazione del diritto all’oblio e diritto alla libertà di informazione e di stampa. Diversi illustri italiani sono stati chiamati ad esprimere un parere sulla vicenda.

Tra i quesiti sollevati, la maggioranza ha riguardato dubbi sull’aver affidato una tale ingente responsabilità ad un motore di ricerca, che segue logiche di mercato, anziché ad istituzioni pubbliche ufficiali e indipendenti.

Inoltre ci si è domandati se un contenuto de-indicizzato resti tale in ogni caso oppure in presenza di rinnovata attualità della notizia torni a comparire tra i risultati delle ricerche (pensiamo ad esempio a colui che dopo aver scontato la pena commette recidiva).

È stata accolta con entusiasmo una possibile funzione pedagogica-rieducativa del diritto all’oblio che si potrebbe inserire nel quadro della funzione riabilitativa della pena come disciplinato all’articolo 27 comma 3 c.p., favorendo il reinserimento sociale di colui che ha scontato quanto dovuto.

Da ultimo, sono state proposte soluzioni pratiche quali ipotizzare una disposizione legale che consenta una cancellazione temporanea del link, con eventuale ripristino del collegamento qualora l’utente, trascorsi 30 giorni dall’avvenuta de-indicizzazione, non si presenti all’Autorità Giudiziaria o al Garante.

Queste ed ulteriori problematiche dovranno trovare una soluzione idonea a bilanciare gli interessi dei soggetti in questione. L’urgenza indicata dalla mole di richieste pervenute, che non sempre trovano accoglimento da parte del motore di ricerca, insieme all’esortazione del neo commissario Europeo del Mercato Unico Andrus Ansip di utilizzare il diritto all’oblio quale eccezione e non quale regola, ha persuaso le Autorità Europee Garanti della Privacy ad elaborare criteri di giudizio comuni e oggettivi che permettano di gestire (ed eventualmente rivalutare) anche i casi più controversi inizialmente respinti da Google. La questione è in continuo divenire.

Dott.ssa Maria Paola Pinna 

(Articolo originariamente pubblicato su Tuteladigitale.it, il blog di Red Points Solution Srl).

 

 

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Responsabilità degli hosting provider per i contenuti immessi dagli utenti

In materia di responsabilità degli hosting provider per i contenuti immessi dagli utenti si segnala l’importante sentenza emessa dalla Corte d’Appello di Milano depositata in cancelleria il 7 gennaio 2015 che ha modificato riformandola la sentenza n.10893/2011 del Tribunale di Milano, il cui contenuto era conforme all’orientamento adottato dalla giurisprudenza sino ad oggi in Italia sul tema.

La Corte ha riconosciuto la responsabilità dell’hosting provider per violazione dei diritti di proprietà intellettuale a mezzo internet come responsabilità a posteriori, configurabile nel solo caso in cui non adempia a un obbligo specifico di sorveglianza attivato con segnalazione dei singoli illeciti mediante diffida. Segnalazione che la Corte precisa deve essere specifica nell’indicare i contenuti illeciti mediante link agli stessi o mediante indicazione dei relativi URL.

Si è affermato anche l’importante principio secondo cui la Corte di Giustizia dell’Unione europea e’ l’unico organo deputato a dare un’interpretazione conforme del diritto europeo da applicare nei singoli Stati membri, non potendosi tenere conto, pertanto, delle diverse interpretazioni giurisprudenziali date dai giudizi nazionali in materia, come fino ad ora accaduto.

Lavinia Savini

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Lavinia Savini per Art Defender

Il nuovo articolo dell’Avv. Lavinia Savini su Art Defender  “La proprietà di un’opera d’arte da diritto anche all’utilizzo della sua immagine?

 

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Art Defender – Lo spazio per l’arte

 

 

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11 ottobre 2014 · 15:17

Important Update regarding foreign companies in Italy

We take this opportunity to kindly inform you about some important changes concerning the territorial jurisdiction for intellectual property, competition and corporate law cases involving foreign companies in Italy.

According to Article 10 of the Law Decree No. 145 of December 23, 2013 –converted into Law by Law No. 9 of February 21, 2014 – all civil suits concerning intellectual property, competition, and corporate law to be filed in court from February 22, 2014, the jurisdiction over which pertains to Commercial Courts (Tribunali delle Imprese)and in which at least one party – either the plaintiff or the defendant – is a company that has its registered office outside of Italy (even if it has a secondary office in Italy), shall be dealt with exclusively by one of the following eleven Commercial Courts: Bari, Cagliari, Catania, Genoa, Milan, Naples, Rome, Turin, Venice, Trento and Bolzano/Bozen.

The purpose of such a measure is to attract foreign investments to Italy by making it simpler for foreign firms to identify which Italian court would have jurisdiction over their case should they start or get involved in a judicial controversy in Italy.

As IdeaLEX Law Firm, whose main offices are in Bologna and Milan, has affiliates in all the Italian cities listed above, and considering that Mrs. Lavinia Savini is mainly located in Paris, we may provide French firms with full protection in legal matters within the jurisdictional province of any Italian court.

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L’allestimento dell’Apple Store è registrabile come marchio

L’allestimento dell’Apple Store come marchio tridimensionale

L’allestimento dell’Apple Store come marchio tridimensionale

Il 10 luglio 2014, nell’ambito del caso Apple Inc. v. Deutsches Patent- und Markenamt (Ufficio tedesco dei brevetti e dei marchi), la Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha deciso che la rappresentazione dell’allestimento di uno spazio di vendita, come quello di un “negozio-bandiera Apple” (“Apple flagship store”), può, a determinate condizioni, vantare di una tutela di diritto industriale attraverso la sua registrazione come marchio d’impresa.

La Corte ha statuito che, se non vi osta alcuno degli impedimenti alla registrazione enunciati nella Direttiva 2008/95/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, tale raffigurazione può validamente essere registrata come marchio
ritenendo che una rappresentazione come quella del caso di specie, che raffigura l’allestimento di uno spazio di vendita mediante un insieme continuo di linee, di contorni e di forme, può costituire un marchio a condizione che sia atta a distinguere i prodotti o i servizi di un’impresa. Il carattere distintivo di tale marchio, tuttavia, dev’essere valutato caso per caso, in funzione dei prodotti o dei servizi contrassegnati e della percezione da parte del pubblico interessato.

Avvocato Flora Pinotti Sano

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Il diritto a fumetti

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Il fumetto può essere definito come “letteratura disegnata” o come “arte sequenziata”, a seconda che venga utilizzato per scopi narrativi o come semplice mezzo di comunicazione. Indipendentemente dallo scopo, entrambe le definizioni presentano come comune denominatore: l’inscindibile coesistenza di immagini e parole, volta a narrare una storia o a comunicare informazioni al pubblico.

Tale caratteristica assume particolare rilievo sul piano giuridico, poiché consente di inquadrare il fumetto nell’ambito della legge sul diritto d’autore (l. n. 633/1941) come opera dell’ingegno autonoma e distinta rispetto alle opere letterarie o a quelle dell’arte del disegno. Più precisamente, il fumetto viene definito come opera dell’ingegno c.d. composta, ossia come opera strutturalmente costituita da più elementi scindibili, ma fruibili per lo scopo finale solo se combinati tra loro in modo unitario.

In quanto tale, il fumetto gode della generale tutela prevista dall’art. 2 della l. 633/41, che, come noto, protegge tutte le opere dell’ingegno di carattere creativo appartenenti alla letteratura, alla musica, alle arti, all’architettura, al teatro e alla cinematografia, qualunque ne sia il modo o la forma di espressione, purchè rappresentate nel mondo esteriore. Ciò trova conferma anche nella giurisprudenza, secondo cui l’opera costituita da “strisce” disegnate e corredate di testo riveste carattere creativo originale e costituisce pertanto opera tutelabile ai sensi della vigente legge sul diritto d’autore. Costituisce un’unica opera organicamente articolata, e come tale va considerata ai fini della valutazione della completezza e correttezza del messaggio culturale e dell’informazione trasmessa, l’opera costituita da una parte “a fumetti” e da una parte dedicata a saggi critici.

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Più complesso appare, invece, l’inquadramento del fumetto sotto il profilo soggettivo. Infatti, gli apporti creativi che compongono l’opera fumettistica provengono solitamente da più autori, lo sceneggiatore per la parte letteraria e il disegnatore per la parte grafica, ma possono contribuirvi anche altri soggetti, quali, ad esempio, il matitista, l’inchiostratore, il colorista, etc… In merito allo sceneggiatore e al disegnatore, è ormai pacifico che lo sfruttamento dei diritti patrimoniali e morali dell’opera spetti ad entrambi i soggetti secondo le regole dettate dall’art. 10 l. 633/41 per le opere in comunione. In detti termini si è espressa anche la giurisprudenza, secondo cui “ricorre la comunione creativa ex art. 10 l. dir. aut. quando la raffigurazione grafica del personaggio di un fumetto e il comportamento e gli atteggiamenti attribuiti al personaggio della sceneggiatura siano realizzati da autori diversi” (Trib. Milano 27 Maggio 2002). Per quanto riguarda, invece, i soggetti che partecipano alla realizzazione del fumetto, si ritiene necessario analizzare, caso per caso, il tipo di contributo apportato all’opera: infatti, solo coloro che apportano un contributo creativo, e non meramente tecnico, possono essere considerati coautori del fumetto e possono quindi godere dei diritti patrimoniali e morali in comunione con lo sceneggiatore e il disegnatore.

In ogni caso, è evidente come la contitolarità dei diritti d’autore sull’opera fumettistica rientri nella disciplina dettata dall’art. 10 della l. 633/41, che oltre a rendere applicabili alle opere in comunione le norme del Codice Civile (artt. 1100-1116 c.c.), stabilisce che l’opera non possa essere pubblicata (se inedita), né modificata, né tantomeno utilizzata in forma diversa da quella della prima pubblicazione, senza l’accordo di tutti i coautori.

Dott.ssa Lucilla Ascanio

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Giappone e Italia a confronto nel fenomeno della pirateria online

Campagna pubblicitaria ufficiale contro la pirateria in Giappone - "NO MORE Eiga Dorobo” (BASTA Rubare)

Campagna pubblicitaria ufficiale contro la pirateria in Giappone – “NO MORE Eiga Dorobo” (BASTA Rubare)

Dal 1° ottobre 2012 con la revisione della Legge Generale sui Diritti d’Autore (“Chosakuken Ho”, Legge n. 48 del 1970), il Giappone è diventato uno dei paesi in cui le regole antipirateria sono tra le più severe del mondo.

Le risposte del Governo Giapponese alla scalata di downloads illegali hanno seguito la strada di altri Stati Europei – dove all’utente che scarica illegalmente può essere tolta la connessione ad internet –, ma prevedono sanzioni ancora più dure.

La normativa introdotta nel 2012 prevede sanzioni massime pari a 10 milioni di yen (circa €80.000) e fino a dieci anni di reclusione per chi carica in rete senza autorizzazione qualsiasi contenuto protetto da diritto d’autore e fino a due anni di reclusione e multa pari a 2 milioni di yen (circa €20.000) per chi scarica materiale illegale.

Già prima dell’emanazione della Legge comunque l’industria fonografica nipponica aveva svolto una forte campagna di lobbying contro i downloads illegali, anche considerato che il Giappone è il secondo mercato più grande del mondo dopo gli Stati Uniti per il consumo di musica.

Secondo dati di uno studio realizzato, in Giappone si scaricano illegalmente circa 4,36 miliardi di opere audiovisive e 440 milioni legalmente, pertanto il rapporto è circa di 10:1, quando invece in Italia, paese che presenta uno dei tassi di pirateria online più alti del mondo, uno studio recente dimostra che, su 100 indirizzi IP italiani attivi, 77 hanno scaricato musica illegalmente (soltanto tramite BitTorrent).

Le ragioni di questa differenza numerica? Non sono solo certo le aspre sanzioni a comportare un maggiore rispetto della legge; alla base c’è invero una forte diversità culturale e un naturale e spontaneo adeguamento alle regole e alla normativa da parte del Giappone.

 

Consolidamento della partnership fra gli Studi Legali specializzati in proprietà intellettuale IdeaLex di Bologna e Info Tech Law Offices di Tokyo.

 

L'avv. Sveva Antonini a Tokyo per incontrare gli affiliati dello Studio Legale Info Tech Law Offices di Tokyo e consolidare la partnership nata nel 2013

L’avv. Sveva Antonini a Tokyo per incontrare gli affiliati dello Studio Legale Info Tech Law Offices di Tokyo e consolidare la partnership nata nel 2013

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La tutela di diritto d’autore per l’industrial design

design

Gabriele De Bonis – Overture 1.

Il d.lgs 95 del 2001 (in attuazione della Direttiva comunitaria 98/71) ha introdotto la possibilità di cumulare la disciplina del diritto d’autore a quella già sussistente di diritto industriale, per tutelare l’industrial design avente carattere creativo e valore artistico (attraverso l’introduzione dell’art. 2 n. 10 alla legge 633/1941 sul diritto d’autore).

E’riconosciuta, pertanto, piena tutela di diritto d’autore all’opera di designqualora abbia i requisiti di artisticità e creatività richiesti dalla legge sul diritto d’autore.

Circa la sussistenza del requisito del valore artistico dell’opera di design, sono celebri le vertenze giudiziarie che hanno visto come protagoniste la nota Chaise Longuedi Le Corbusier per Cassina” ela lampada Arco di Achille e Pier Giacomo Castiglioni per Flos.

Uno dei principali problemi applicativi di tale normativa è quello relativo alla disciplina transitoria (introdotta con l’art. 25 bis del d.lgs. 164/01 successivamente modificata dal D.L. 10 / 2007) di cui al “plurimodificato” art 239 del codice della proprietà industriale.

Con la recentissima nuova formulazione di tale articolo –  apportata dapprima con la legge 12 luglio 2011 n. 106 (anche a seguito della sentenza emessa sul punto dalla Corte di Giustizia) e da ultimo con la legge 24.2.2012 n. 14 all’art. 22 bis – è riconosciuta l’estensione della tutela di diritto d’autore anche per le opere del disegno industriale che anteriormente alla data del 19 aprile 2001 (di entrata in vigore della riforma) erano, oppure erano divenute, di pubblico dominio (perché mai registrate come disegni o modelli o per le quali era spirato il termine massimo di durata della registrazione).

Tuttavia la legge prevede ora che i terzi che avevano fabbricato o commercializzato, nei dodici mesi anteriori al 19 aprile 2001,prodotti realizzati in conformità con le opere del disegno industriale allora in pubblico dominio non rispondono della violazione del diritto d’autore compiuta proseguendo questa attività anche dopo tale data, limitatamente ai prodotti da essi fabbricati o acquistati prima del 19 aprile 2001 e a quelli da essi fabbricati nei 13 anni successivi a tale data, purché detta attività si sia mantenuta nei limiti anche quantitativi del preuso.

I tempi stringono dunque (!) e le conseguenze dell’applicazione della tutela di diritto d’autore al c.d. design storico – anche e soprattutto di natura economica – potrebbero essere dirompenti.

 

Lavinia Savini

Avvocato specializzato in proprietà intellettuale. Partner dello Studio Idealex.

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Il “nuovo caso Modigliani”: la nipote del maestro Amedeo Modigliani contro C. G. P., presidente de l’Institut Modigliani

PERCEZIONE

Nicola De Nigris – Percezione 2011. Olio su tela.

Le recenti vicende che vedono come protagonista innanzi al Tribunale di Roma C. P. – esperto e presidente de l’Institut Modigliani–  stanno suscitando opinioni discordanti tra l’opinione pubblica.

Con sentenza del 30 dicembre 2013 di suddetto Tribunale P. è stato dichiarato legittimo proprietario dell’archivio e titolare dei diritti patrimoniali di utilizzazione delle opere dell’Archivio Amedeo Modigliani (1884-1920) – costituito da più di 6000 tra documenti e opere – e dei timbri per autenticare le riproduzioni delle opere (trattasi di opere di grafica), in forza dell’atto di cessione stipulato in data 12.11.1982 tra la figlia unica dell’artista, Jeanne, et P.

Pochi mesi più tardi, a febbraio del corrente anno, il Gip del Tribunale di Roma ha emesso ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari nei confronti di P. e del sig. V., a cui vengono contestati i reati di contraffazione di opere d’arte e ricettazione aventi ad oggetto opere di Modigliani.

L’indagine dei Carabinieri era nata da un primo controllo effettuato nel 2010 alla mostra intitolata “Modigliani dal classicismo al cubismo”, organizzata dall’Archivio Modigliani a Palestrina. Successivamente  anche il controllo effettuato alla altra mostra “Modigliani i ritratti dell’anima”, tenutasi presso il Castello Ursino di Catania, ove erano esposte opere provenienti dall’Archivio Modigliani, ha portato all’individuazione di ulteriori falsi.

*

Queste vicende parallele fanno riflettere sulla funzione e sull’attendibilità degli archivi d’ artista (sul punto si veda: A. Donati, intervento al seminario L’archivio d’artista tra dimensione privata e interesse pubblico), sul valore dell’autentica rilasciata dall’artista, o dai suoi familiari, rispetto a quella rilasciata dagli esperti, sulla natura del potere di autenticazione delle opere d’arte.

Nell’ordinamento italiano (ma non solo) non vi è una previsione circa i soggetti legittimati al rilascio delle autentiche e si è stabilita nel mercato una prassi per cui spesso hanno notevole rilievo i cataloghi ragionati del lavoro dell’artista e gli archivi, più che le autentiche.

A livello di diritto è opportuno fare una distinzione tra il diritto al riconoscimento della paternità di un’opera, quale manifestazione del diritto morale d’autore, e la facoltà che hanno gli esperti e gli studiosi di rilasciare expertise/pareri sull’attribuibilità delle opere d’arte.

Il primo è un diritto intrasmissibile ed indisponibile che conferisce una legittimazione in via esclusiva all’autenticazione delle opere che alla morte dell’autore può essere esercitato dai suoi familiari, secondo l’ordine indicato dall’art. 23 della Legge sul diritto d’autore, n. 633 del 1941 (coniuge e figli, in loro mancanza,  genitori e altri ascendenti e discendenti diretti,   fratelli e sorelle e loro discendenti).

Il diritto morale d’autore, infatti, nell’ordinamento italiano, a differenza di altri ordinamenti – in primis quello francese – non è disponibile da parte dell’autore e pertanto non può essere trasmesso successivamente alla morte dell’artista a terzi per legato.

L’expertise, invece (come affermato dallo stesso Tribunale di Roma con sentenza del 25.01.2010) è un giudizio sulla autenticità del valore di un’opera d’arte di un artista defunto ed è espressione del diritto costituzionalmente riconosciuto alla libera manifestazione del pensiero.

Con la sentenza in oggetto il Tribunale ha riconosciuto la legittimità del trasferimento – avvenuto con scrittura privata del 1982 – dei soli diritti patrimoniali d’autore di utilizzazione delle opere dell’archivio Modigliani e dei  timbri per autenticare le riproduzioni, mentre ha dichiarato l’intrasmissibilità dei diritti morali d’autore a favore di P.

Si potrebbe fare una riflessione sulla decisione del Tribunale circa la legittimità del trasferimento fatto da Jeanne dei timbri per autenticare le riproduzioni delle opere del padre e l’illegittimità del trasferimento del diritto morale d’autore. La cessione dei timbri, fatta dall’erede legittima dell’artista, di fatto potrebbe essere interpretata come il trasferimento di un vero e proprio potere di autenticare le opere, quale diritto morale d’autore, che in quanto tale in Italia sarebbe intrasmissibile a terzi.

Un altro importante aspetto su cui si è giocata la causa è la natura della scrittura privata con la quale l’11.12.1982 Jeanne Modigliani ha ceduto a C. G. P. i diritti patrimoniali di utilizzazione delle opere dell’archivio e dei timbri.

Il Tribunale di Roma ha ritenuto che la scrittura [preceduta da lettera del 3.10.1982 e da atto di donazione del 23.9.1974 con cui P. aveva ricevuto l’insieme dei documenti dall’erede al fine di assicurarne la gestione] redatta in lingua italiana fosse disciplinata dal diritto italiano ed ha escluso che si trattasse di un atto di donazione, che l’avrebbe resa nulla per mancanza della forma solenne dell’atto pubblico ex art 782 c.c.

Su tale argomento si fondava la difesa di parte attrice ma il Tribunale ha ritenuto la cessione legittima – correttamente ad avviso della scrivente – ai sensi dell’ art. 2581 c.c. e dell’art 110 della 633/1941, non ravvisandovi una causa di liberalità. I trasferimenti oggetto di causa, infatti, erano stati effettuati da Jeanne in vista della creazione di una fondazione a favore del maestro e della valorizzazione dell’opera di Modigliani attraverso pubblicazioni e attraverso un catalogo ragionato.

 

Lavinia Savini

Avvocato, partner Studio Legale IdeaLex

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Articolo Il sole 24 ore – arteconomy 24 11.5.2013 – Diritto di seguito –

Lo scorso 2 maggio si è tenuto il secondo dei dialoghi organizzati dalla Commissione Europea tra gli “addetti ai lavori” sul diritto di seguito. Per l’Italia erano presenti Sonia Farsetti – presidente dell’Associazione nazionale Case d’Asta – e l’avvocato Lavinia Savini.

La Commissione ha  iniziato il meeting con la presentazione della proposta di direttiva “ collective rights management and multi-territorial licensing of rights in musical works for online use”. Tra gli scopi della direttiva: migliorare la gestione e la trasparenza di tutte le collecting societies attraverso l’adozione di standard comuni.

Le questioni riguardanti il diritto di seguito di cui si è parlato in relazione a tale direttiva sono state: governance and transparency (si è parlato di  un’Assemblea Generale a livello comunitario che vigili sulle collecting)  – i costi di gestione del diritto di seguito da parte delle collecting – la gestione delle somme riscosse a titolo di dds che non si sono potute distribuire agli autori – il conferimento del mandato alle collectings da parte dei titolari dei diritti (in primis la possibilità da parte dell’autore di essere gestito dalla collecting che vuole).

articolo dds

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16 Mag 2013 · 17:03

22.04.2013 – Focus sul mercato dell’arte – Nomisma

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20.04.2013 – Bologna – Presentazione del testo “La legislazione per lo spettacolo e le attività musicali. Norme, contratti, diritti, obblighi, sanzioni”

ImmaginePresentazione del testo “La legislazione per lo spettacolo e le attività musicali. Norme, contratti, diritti, obblighi, sanzioni”, edito da Giappichelli Editore-Torino.

Curatore: Alessandro Valenti (partner Idealex)
Tra i coautori Avv. Sveva Antonini e Avv. Lavinia Savini (partner Idealex)

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« Quest’opera nasce proprio dall’esigenza di fornire una visione organica della legislazione che riguarda le attività musicali, […] attraversando e collegando le diverse aree disciplinari. Dalle norme che regolano l’attività del musicista interprete/esecutore a quelle poste a tutela dell’autore/compositore ; dalle leggi che governano il finanziamento pubblico allo spettacolo musicale alle numerose disposizioni « di settore » che regolamentano i diversi aspetti (fiscali, previdenziali, della sicurezza, ecc.) dell’attività del musicista. »

« La trattazione degli argomenti, pur seguendo l’impostazione dei testi giuridici, adopera un linguaggio di facile comprensibilità […] pensando anche ad un lettore non giurista : dall’operatore culturale al musicista professionista, dallo studente dei corsi di diritto dello spettacolo MIUR-AFAM al semplice appassionato di musica. »

Tratto da la « Premessa », scritta da Il Curatore Alessandro Valenti

Già disponibile su http://www.giappichelli.it/home/978-88-348-2786-4,3482786.asp1!

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Meeting annuale di ANAT & Spettacolo Associazione Nazionale Attività Televisive & Spettacolo

I giorni 23 e 24 gennaio 2013 si svolgerà a Riccione presso l’Hotel Mediterraneo – Riccione – Piazza Roma, 3 (Sala Congressi) il meeting annuale di ANAT & Spettacolo – Associazione Nazionale Attività Televisive & Spettacolo, con la nuova presidenza di Rolando D’Angeli.

Interverranno il vice-Presidente Gianni Mengoni, l’avvocato Sveva Antonini, esperta in materia di Spettacolo e autrice del Libro : “Manuale di Sopravvivenza per Musicisti” che si esprimerà sull’importanza della conoscenza tecnico giuridica da parte degli operatori nell’epoca della rivoluzione digitale. Proseguiranno  il dott. Antonio Pascuzzo , che parlerà delle soluzioni concrete per cambiare il mercato e invertire le tendenze. Il Sig. Canio Leone (impresario) interverrà sulla legge 81 – salute e sicurezza sui luoghi di lavoro. Infine, modererà il responsabile di comunicazione ANAT Paolo Cassiano, che interverrà inoltre sul tema dell’Accordo SIAE e sull’utilizzazione di portUP portale degli utilizzatori Professionali della SIAE.

Manuale sopravvivenza musicisti Antonini

 

Per comprare “Manuale di sopravvivenza per musicisti” di Sveva Antonini, clicca qui! 

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“La legislazione per lo spettacolo e le attività musicali”, G. Giappichelli Editore

Idealex Vi comunica l’uscita del testo “La legislazione per lo spettacolo e le attività musicali. Norme, contratti, diritti, obblighi, sanzioni”, edito da Giappichelli Editore-Torino.

Curatore: Alessandro Valenti (partner Idealex)
Tra i coautori Avv. Sveva Antonini e Avv. Lavinia Savini (partner Idealex)

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« Quest’opera nasce proprio dall’esigenza di fornire una visione organica della legislazione che riguarda le attività musicali, […] attraversando e collegando le diverse aree disciplinari. Dalle norme che regolano l’attività del musicista interprete/esecutore a quelle poste a tutela dell’autore/compositore ; dalle leggi che governano il finanziamento pubblico allo spettacolo musicale alle numerose disposizioni « di settore » che regolamentano i diversi aspetti (fiscali, previdenziali, della sicurezza, ecc.) dell’attività del musicista. »

« La trattazione degli argomenti, pur seguendo l’impostazione dei testi giuridici, adopera un linguaggio di facile comprensibilità […] pensando anche ad un lettore non giurista : dall’operatore culturale al musicista professionista, dallo studente dei corsi di diritto dello spettacolo MIUR-AFAM al semplice appassionato di musica. »

Tratto da la « Premessa », scritta da Il Curatore Alessandro Valenti

Già disponibile su http://www.giappichelli.it/home/978-88-348-2786-4,3482786.asp1!

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