Google Arts & Culture e diritto d’autore

Nasce nel 2011 la Google Arts & Culture, una piattaforma che sfruttando la Street view (una modalità di visualizzazione virtuale che permette di guardare attraverso lo schermo un determinato luogo come se fossimo realmente lì) ci da la possibilità di visitare musei e, di conseguenza, di visualizzare ed analizzare opere d’arte pur non essendoci fisicamente di fronte.

L’idea alla base del progetto è quella di rendere l’arte accessibile gratuitamente a chiunque abbia la sola disponibilità di un computer o di un telefono cellulare e, in tale direzione, la Google Arts & Culture, dal 2011 ad oggi, ha fatto passi da gigante: al momento più di 1.400 musei in 70 Paesi, di cui circa un’ottantina di musei italiani, hanno aderito al progetto e vedono le proprie opere esposte sul sito ideato dal fondatore del Google Art Institute, Amir Sood.

Ma come vengono effettivamente regolamentati i rapporti tra il museo, che ha il diritto allo sfruttamento dell’immagine delle opere, e Google che rende tali immagini di pubblico dominio?

All’interno del nostro ordinamento gli articoli che vengono maggiormente in risalto a questo proposito sono l’art. 13 Lda che si occupa del diritto alla riproduzione dell’immagine e l’art. 70 comma 1 bis Lda che regolamenta la riproduzione di opere attraverso la rete internet.

Il diritto esclusivo di riproduzione dell’opera ex art. 13 Lda, che in questo caso è in capo ai musei, è regolamentato da un rapporto contrattuale che ne prevede la concessione, per un periodo stabilito, alla piattaforma che ha lo scopo di condividere le immagini delle opere esposte sulla rete.

Ci si potrebbe chiedere perché anche in Italia ci sia bisogno di un adeguato contratto che regolamenti la riproduzione di questo tipo di immagini. La risposta è semplice: in mancanza di un contratto bisognerebbe affidarsi all’art. 70 Lda che limiterebbe notevolmente la possibilità di sfruttamento dell’immagine.

Tale articolo infatti permette l’utilizzo delle suddette immagini in rete per uso scientifico e didattico, a titolo gratuito, ma a condizione che queste siano a bassa risoluzione o degradate. Sarebbe una forte limitazione per la piattaforma di Google che invece ha, fortunatamente, come prerogativa l’utilizzo di immagini ad altissima risoluzione e quindi analizzabili in ogni piccolo particolare.

Per concludere va sottolineato quindi come siano gli stessi musei a rivolgersi a Google: sono loro per primi ad avere interesse a concludere un contratto per il servizio offerto dal noto motore di ricerca. Questo avviene principalmente perché hanno la possibilità di vedere le proprie opere esposte in rete a titolo completamente gratuito e per il fatto che all’interno del contratto che regola i rapporti tra Google e i musei c’è una clausola che prevede che Google non possa in alcun modo realizzare profitti finanziari diretti dallo sfruttamento delle immagini fornite dal museo. Un grosso incentivo alla collaborazione per rendere l’arte sempre più accessibile a tutti.

Dott. Leonardo Bergonzoni

 

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Jeff Koons tra plagio ed appropriative art

Ammonta a ben 24.000 euro la somma dovuta da Jeff Koons agli eredi del noto fotografo di nudo francese, Jean-François Bauret , scomparso nel 2014. Entità cospicua alla quale, come se non bastasse, andrà aggiunta la bellezza di altrettanti 20.000 euro di spese legali. Tale è stato il responso del Tribunal de Grande Instance di Parigi, che con una recente sentenza datata 9 marzo 2017 ha chiuso definitivamente le quinte sulla curiosa querelle. Il motivo? Quel che più di frequente può accadere in campo artistico: l’andare a superare quel sottile limbo che separa la semplice ispirazione dal vero e proprio plagio, beccandosi in tal modo l’accusa di  “scopiazzatura”. E a quanto pare, stavolta a farsi pietra dello scandalo è stato il celeberrimo artista del kitsch Jeff Koons, cui i discendenti del fotografo hanno puntato il dito contro per aver realizzato nel 1988 una scultura in porcellana, battezzata Naked, che sembra rifarsi – anche a giudizio del Tribunal – in maniera quasi pedissequa alla fotografia Enfants, scattata nel 1970 da Bauret. Trattandosi infatti di opere pressoché identiche, i giudici hanno bollato il caso come plagio. L’artista newyorkese, che oramai da anni vanta una posizione di spicco nell’iperuranio dei grandi dell’arte neo-pop, è stato condannato a sborsare circa 45.000 euro totali a favore della vedova Bauret e parenti. Va tuttavia precisato che l’opera stessa è stata venduta per la (non modica) cifra di 8 milioni di euro, e che il Tribunal ha affiancato a Koons un condebitore per il pagamento del risarcimento del danno: il Centre Pompidou di Parigi. Quest’ultimo si è fatto reo di aver permesso la circolazione della scultura, seppur soltanto attraverso delle immagini. Nella sentenza del Tribunal si legge a chiare lettere che la fotografia di Bauret presenta “un’atmosfera […] che rivela l’impronta della personalità dell’autore”, giudicata meritevole di tutela ai sensi del diritto d’autore. L’imitazione, del tutto priva di consenso, dell’immagine dei due ragazzini, ben può essere considerata un’ipotesi d’inosservanza delle norme in materia di diritto d’autore, le quali vincolano la realizzazione di opere c.d. derivate all’autorizzazione dell’autore originario. Tale principio viene sancito con forza anche dal nostro Legislatore, laddove all’articolo 4 della Legge sul diritto d’autore (legge n. 633 del 1941) chiarisce che sì, va tutelata l’opera c.d. derivata – da definirsi questa come “elaborazione di carattere creativo dell’opera stessa” – ma senza che ciò arrechi pregiudizio ai diritti dell’autore originario. Al successivo art. 18, poi, prevede un diritto esclusivo di elaborazione in capo all’autore, comprendente questo tutte le forme di modificazione, di elaborazione e di trasformazione dell’opera previste dall’anzidetto art. 4, comportando ciò il bisogno del consenso dell’artista dell’opera originaria, ad ogni successiva “elaborazione creativa” che derivi dall’opera, realizzata da un altro artista. Con la conseguenza che l’opera derivata può godere di un’autonoma tutela prevista dal diritto d’autore, in quanto appunto elaborazione creativa, ma ciò sempreché sia stata autorizzata dall’autore originario. Tendenza della legge e della giurisprudenza (sia dentro che fuori i confini nazionali) è pertanto quella di riconoscere spazio e merito alla c.d. appropriative art, quale genere artistico in voga consistente in “opere artistiche che reinterpretano immagini preesistenti tratte dall’arte e dalla cultura di massa, cambiandone il significato” (così il Tribunale di Milano, nell’ordinanza del 13 luglio 2011, contestualmente alla disputa John Baldessari c. Giacometti). Tutto ciò a patto che, comunque, non vengano lesi i diritti di coloro che per primi hanno avuto il guizzo artistico (i quali, per uno scherzo beffardo del destino, magari in vita propria hanno avuto anche un successo decisamente inferiore rispetto ai loro futuri imitatori: il caso Bauret-Koons ne è un lapalissiano esempio). Similmente in passato, in un caso che nel 1992 ha visto di nuovo coinvolto il celebre artista in questione: con la scultura tridimensionale String of puppies egli ha sostanzialmente copiato una fotografia già in essere, scattata nel 1980 dal professionista Art Rogers, apportando alla stessa modifiche assai esigue. La Corte statunitense ha rilevato “una sostanziale somiglianza” tra le due opere, etichettando la scultura lignea come plagio. In quella circostanza, come del resto in questa più recente, i giudici hanno rifiutato l’argomento della parodia, addotto da Koons in entrambe le occasioni a propria difesa, in quanto nei casi di specie non può parlarsi di parody: quest’ultima presuppone, difatti, una consapevolezza da parte del pubblico dell’esistenza dell’opera originale, nonché un chiaro intento parodico che sia rivolto all’artista originario.

Dott.ssa Giulia Campioni

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Koons-Vuitton: se la moda s’imbeve d’arte classica, il diritto d’autore spira.

Ci sono diverse occasioni in cui moda ed arte vanno a braccetto, divenendo un tutt’uno: questo certamente accade quando la moda va ad attingere da arti che rimandano a tempi remoti. Si tratta del caso di un recente sodalizio, noto a tutti gli avvezzi di “fashion-tendenze”: quello tra l’artista newyorkese Jeff Koons e il brand di vaglia globale Louis Vuitton. Un matrimonio stilistico e professionale le cui creazioni hanno debuttato nelle boutique lo scorso 28 aprile. Ai palati più raffinati non sarà certamente sfuggito il gusto volutamente kitsch delle borse in questione: tali proposte reinterpretano in chiave neo-pop le tele dei grandi maestri dell’arte antica, da Van Gogh a Da Vinci, con quella nota spiccata di kitsch che fa da leitmotiv in molti lavori di Koons.

Insomma: sfruttare le opere che sin da giovani vengono studiate sui banchi di scuola così da plasmare una nuova linea che interpreti un cattivo gusto graffiante ed irriverente, al quale l’artista della Big Apple negli anni ci ha abituati, volto a provocare la società del consumo e più in generale la banalità della vita moderna. Sembra essere questo l’obiettivo della collezione Maestri. Ma passando al vaglio un punto di vista più strettamente giuridico, verrebbe da chiedersi: è legittimo un simile utilizzo di opere d’arte classica senza che vengano violati i diritti dei rispettivi autori? Parlando dei loro diritti patrimoniali, possono dirsi certamente spirati i termini di validità degli stessi. Tale considerazione riposa pacificamente sulla legge a protezione del diritto d’autore (legge n. 633 del 1941), laddove all’art. 25 prevede un periodo di tutela dei diritti di utilizzazione economica dell’opera corrispondente alla durata della vita dell’autore, più 70 anni dalla sua morte: termini che, per quanto concerne i grandi geni dell’arte antica, possono senz’altro dirsi spirati. Difatti, ai sensi della medesima legge, viene riconosciuto al padre dell’opera un vero e proprio diritto esclusivo di pubblicarla e di utilizzarla economicamente, in ogni forma e modo, originale o derivato (art.12). Nello specifico, poi, la legge giunge a precisare che il diritto esclusivo di riprodurre ha per oggetto proprio la moltiplicazione in copie, diretta od indiretta, temporanea o permanente, in tutto o in parte dell’opera, in qualunque modo o forma: copiatura a mano, stampa, litografia, incisione, litografia, fotografia… Sono soltanto alcuni dei possibili procedimenti di riproduzione (art.13). Come specificato, comunque, le disposizioni della LDA concernenti i termini di validità dei diritti patrimoniali valgono a dare il “via libera” alla produzione in questione.

Infine, una nota di colore: l’icona neo-pop, celebre per i coniglietti gonfiabili e le statue-bomboniere di porcellana, si è permesso addirittura lo sfarzo di firmare con le proprie iniziali le i-bag vuittoniane, intrecciate con l’inconfondibile marchio di fabbrica LV. Quasi a voler certificare l’unione indissolubile (per la circostanza) tra moda e arte.

Dott.ssa Giulia Campioni

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Investimenti in arte: cercasi esperti legali di opere – Intervista a Lavinia Savini su Italia Oggi

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21 febbraio 2017 · 10:20

Premiazione del vincitore del concorso “Una Extraordinaria Seduta”

L’avvocato Lavinia Savini, quale membro della giuria e legale del concorso “Una Extraordinaria Seduta!“, in collaborazione con l’Ordine degli Architetti di Bologna, ha partecipato, venerdì 27 gennaio 2017, alla cerimonia di premiazione del vincitore del bando.

Il concorso è stato promosso dall’Associazione Promnibus e dall’Ordine degli Architetti, con il patrocinio del Consiglio Nazionale degli Architetti P.P.C. e ADI (Associazione per il Disegno Industriale) e la collaborazione del corso di Laurea di Design del Prodotto Industriale presso il Dipartimento di Architettura dell’Università di Bologna.

 

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SetUp Contemporary Art Fair, appuntamento sabato 28 gennaio ore 22

Opera d’arte o di design?

La tutela giuridica del design avente valore artistico

A SetUp ne parleranno l’avvocato Lavinia Savini dello studio Idealex assieme all’architetto Emilio Nanni.

 

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Oramai sempre di più si parla di opere di design-art quali opere del design aventi valore artistico e, tanto le gallerie, quanto le principali fiere internazionali d’arte, hanno recepito questo trend attraverso spazi dedicati.
Il legislatore, come spesso accade, è stato uno dei primi a recepire questa nuova “tendenza” predisponendo, dapprima a livello comunitario e successivamente attraverso le singole legislazioni nazionali, una normativa specifica che regolamenti e tuteli le opere di design aventi valore artistico attraverso una “doppia tutela”.
Queste novità legislative hanno apportato delle ripercussioni economiche dirompenti, tanto per le aziende produttrici quanto per gli stessi progettisti, di cui se ne parla ancora troppo poco in Italia.
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Talk: MINIMUM, il valore del made in Italy. L’artista Ivana Spinelli ne parla con Lavinia Savini e altre interessanti voci

Lavinia Savini parteciperà, sabato 14 gennaio, presso la GALLLERIAPIU di Bologna in via del Porto 48 a/b, a un incontro a più voci che interpretano, da prospettive diverse, le tematiche affrontate dall’artista Ivana Spinelli con il suo progetto artistico MINIMUM, ivi esposto.

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MINIMUM effettua, attraverso la traduzione, uno scambio linguistico e un viaggio dove le leggi sul salario minimo di otto, tra i paesi che maggiormente concorrono a produrre il Made in Italy, si confrontano con la legge italiana. Il progetto si sofferma sul settore del tessile (moda come produzione di oggetti e di immaginario) per mettere in campo un dialogo, attraverso le leggi vigenti sul salario minimo, tra paesi che propongono il brand (l’immaginario) e paesi che realizzano la confezione o manifattura (in tutto o in parte). Un dialogo che esiste e si trasforma continuamente, nella forma più evidente come scambio di merci e affari, ma anche, e più fortemente, in questo scambio di visioni.

Al talk con l’artista Ivana Spinelli contribuiscono:

  • Silvana Borutti, professore ordinario al Dipartimento di Studi Umanistici – Sez. di Filosofia dell’Università di Pavia, già autrice di uno dei testi presenti nel libro d’artista MINIMUM di Ivana Spinelli, affronterà il tema della traduzione come incontro delle differenze e come chiave di lettura del lavoro artistico.
  • Lavinia Savini, avvocato partner dello studio legale IDEALex specializzata in proprietà intellettuale, affronterà il tema della tutela e del valore del Made in Italy.
  • Paolo Bertuzzi, presidente di Hettabretz, leader nel settore della pelletteria italiana, parlerà del dna del Made In Italy nel mondo del Fashion di lusso.

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2000-2016: RIEPILOGO CONVEGNI E DOCENZE

 

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Ecco un breve excursus sui principali convegni e docenze svolti dall’avvocato Lavinia Savini ad oggi.

Per l’elenco completo ecco il link al documento pdf: eventi-lavinia-2000-2016

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CTR Toscana a favore del collezionista, esclusa la tassabilità della plusvalenza derivante dalla compravendita di oggetti d’arte.

Si segnala una recente sentenza della Commissione Tributaria Regionale della Toscana (Sentenza n. 826/31 del 9 maggio 2016) sulla dibattuta, e importantissima questione, relativa alla qualificazione, ai fini tributari, dell’attività di compravendita di beni d’arte o di antiquariato svolta da un collezionista.

La Commissione, correttamente ad avviso della scrivente, ribadisce, ancora una volta, la distinzione tra chi esercita un’attività commerciale avente ad oggetto “oggetti d’arte” e chi compravende “oggetti d’arte” per mero collezionismo. Finendo per escludere, nel caso di specie, la finalità commerciale del contribuente/collezionista che aveva subito l’accertamento fiscale.

Il caso di specie riguardava la vendita on line di bottiglie mignon di liquori d’antiquariato da parte di un collezionista, per cui  gli era stato notificato avviso di accertamento da parte dell’Agenzia delle Entrate di Lucca per il recupero delle minori imposte versate IRPEF, IVA, IRAP e contributi INPS – emesso a seguito di processo verbale della Guardia di Finanza di Lucca – che gli contestava l’esistenza, di fatto, di un’attività di impresa.

La Commissione Tributaria Regionale della Toscana, si è espressa  evidenziando  come la qualifica di mercante d’arte si possa desumere dalle finalità commerciali e speculative che tipicamente gli appartengono dovendosi, invece, intende per mero collezionista l’appassionato di un determinato bene che, per proprio diletto, attiva una serie di scambi finalizzati esclusivamente all’arricchimento della propria collezione e all’appagamento personale.

Il collezionista, dunque, rimane tale finché non assume, di fatto, le caratteristiche dell’imprenditore abituale, fattispecie che i giudici non ritengono realizzata nel caso di specie, ove l’attività del ricorrente si era limitata a  un numero esiguo di operazioni.

I giudici della Commissione Tributaria analizzando la vicenda evidenziano come si tratti di un particolare settore del “mondo degli scambi” avente ad oggetto quadri e altre opere d’arte, mobili e oggetti d’antiquariato, gioielli antichi, auto d’epoca, francobolli da collezione, libri antichi, e tanti altri beni, la cui commercializzazione è fortemente incrementata dall’avvento di  piattaforme di vendita e scambio, quali e-bay.

Si rileva che, in tale settore, risulta non di facile soluzione il confine tra il “collezionista” e il “mercante d’arte”. La distinzione delle predette figure è fondamentale ai fini tributari e comporta una non facile individuazione, da effettuare in concreto, tra chi compravende uno dei citati beni per fini speculativi e l’amatore che compra un’opera per sé stesso e successivamente la rivende guadagnandoci, senza aver avuto, però, come obbiettivo principale il guadagno.

 Conclusivamente, si può affermare che la compravendita di oggetti d’arte generi plusvalore soggetto a tassazione solo qualora venga realizzata in via professionale ed abituale e che la regolarità, sistematicità e ripetitività delle operazioni di compravendita ne sono certamente un chiaro segnale.

 

Avv. Lavinia Savini

 

opera di Gabriele Corni

opera di Gabriele Corni

 

The Regional Tax Commission of Tuscany supports favourable tax treatment for collectors: capital gains generated by the buying and selling of art objects cannot be subject to tax

 

Please note a recent sentence from the Regional Tax Commission of Tuscany (sentence number 826/31 of 9 May 2016) on the debated, and important issue, related to the qualification, for tax purposes, of a collector to buy and sell art goods and antiques.

The Commission, correctly in the opinion of the writer, reiterates, once more, the distinction between someone who is running a commercial business that deals with “art objects” and someone who buys and sells “art objects” merely as part of a collection. It ends by ruling out, in the present case, the commercial purpose of the taxpayer/collector who was subject to the tax assessment.

The present case concerned the on-line sale of antique miniature liquor bottles by the collector, who was served a notice of an assessment by the Italian revenue authorities (Agenzia delle Entrate) in Lucca in order to recoup unpaid personal income taxes, as it was claimed that he was, in fact, running a business.

The Regional Tax Commission of Tuscany highlighted that the qualification of an art dealer can be inferred by the commercial and speculative endeavors that they typically engage in, while on the other hand, a collector is who is merely fond of works of art, and, for their own pleasure, engages in a series of exchanges whose aim is solely the enrichment of the collection and their personal satisfaction.

A collector, therefore, remains such until they adopt, in fact, the characteristics of an entrepreneur. The judges have not considered these characteristics to be met in the present case, where the activities of the claimant are limited to a small number of operations.

The judges of the Tax Commission, in their analysis of the events, point out that all this has to do with a particular area in “the trading world” which deals with paintings and other works of art, furniture and antiques, antique jewelry, vintage cars, collector’s stamps, antique books, and many other goods, whose commercialization has increased greatly since the advent of selling and trading platforms, such as eBay.

It should be noted that, in such a sector, it is difficult to find the line that separates a “collector” from an “art dealer.” This distinction between the two is however fundamental for tax purposes and calls for efforts to establish in concrete terms those who buy and sell these goods for speculative purposes and those amateurs who buy a work of art for themselves and later resell it at a profit, without having had such profit as their main objective.

In conclusion, it can be stated that the buying and selling of art objects generates capital gains which are subject to tax only when done in a professional and habitual manner and that regular, systematic, and repetitive buying and selling may well be a clear signal of this. This tax treatment, favorable to the collector, is a positive feature of the Italian system compared to other European countries.

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Ezio Bosso e lo sgabello Dodici

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In occasione della Bologna Design Week, all’ex Ospedale dei Bastardini, sabato 1 Ottobre, è stato presentato al pubblico lo “SgabelloDodici” e il concorso “Una extraordinaria seduta”. La giuria era composta dall’ Avvocato Lavinia Savini – che si è occupata della redazione del bando – e dagli architetti Alessandro Marata, Pier Giorgio Giannelli e Simone Gheduzzi.

Il progetto, seguito con minuziosità e interesse per la causa, da Lavinia Savini e dall’ordine degli architetti, ha riscosso molta approvazione, soprattutto per l’originalità del bando unita alla sua utilità.

“Sgabello Dodici” è il risultato dinamico della collaborazione fra Ezio Bosso e il suo amico architetto Simone Gheduzzi di Diverserighe.

Presentato all’ex Ospedale dei Bastardini sabato 1 Ottobre, in occasione della Bologna Design Week, “Sgabello Dodici” è un pezzo unico, alto 80 centimetri, che consente al compositore di basculare secondo le esigenze melodiche, grazie alla mancanza di gambe laterali e alla “presenza” di un vuoto proprio sotto la seduta.

Lo sgabello per un musicista è fondamentale e Dodici rispetta tutte le caratteristiche che questo deve avere per diventare fedele alleato. «Le sedie per i musicisti in generale non sono facili e tantomeno per i pianisti, figuriamoci per me che non sono campione del mondo di salute», confida ironicamente Ezio.

«Abbiamo dato molta attenzione anche alla relazione intrinseca che c’è fra lo strumento, il pianoforte, e il non-strumento che non può comunque con le sue linee prendere il sopravvento. E poi funzionalità e flessibilità dell’oggetto.”

Dopo il grande successo di San Remo, la sua tournée e il suo breve periodo di riposo, a metà Ottobre ritroveremo il grande artista al teatro La Fenice di Venezia…naturalmente seduto su Dodici!

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“Una extraordinaria seduta!”

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Sabato 1 Ottobre a partire dalle ore 16 siete invitati a partecipare alla prima edizione del concorso “Una extraordinaria seduta!”.

I promotori, l’ Associazione Promnibus e Ordine degli Architetti presenteranno gli obiettivi e le modalità di partecipazione negli spazi dell’Ex Ospedale Bastardini, nell’ambito degli eventi di Bologna Design Week 2016.

Il concorso  nasce dalla volontà di promuovere la progettazione e la produzione di oggetti davvero extra-ordinari.

La partecipazione al concorso ha come obiettivo la realizzazione di una seduta, adatta ad una vasta utenza, anche quella con reali difficoltà motorie,  che superi tutte le barriere e i canoni esistenziali al fine di raggiungere una vera bellezza tutta da condividere (anche comodamente!).

Il patrocinio è del Consiglio Nazionale Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori (CNAPPC).

 

Presentano il progetto:

-Arch. Alessandro Marata – Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori , Paesaggisti e Conservatori

 

-Arch. Pier Giorgio Giannelli – Ordine degli Architetti, Pianificatori , Paesaggisti e Conservatori di Bologna

 

-Arch. Simone Gheduzzi – Associazione Promnibus

 

-Avv. Lavinia Savini – Avvocato specializzato in proprietà intellettuale

 

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FESTA VOLONTASSOCIATE 18 Settembre 2016 GIARDINI MARGHERITA DI BOLOGNA

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16 settembre 2016 · 10:06

IDEAlex ospita il concerto teatrale del Trio Tsatsalì

Stasera, a partire dalle ore 21.30, IDEAlex è lieto di aprire le sue porte al Trio Tsatsalì (composto da Simona Boni: cantante – danzatrice; Karine Louis: cantante lirica; Anouk Sébert: cantante – attrice) che metterà in scena un concerto teatrale ricco di humor, poesia, danza e narrazione.

 Un’anteprima del loro spettacolo è visibile su: www.youtube.com/watch?v=AspTDi-9WWI

Dossier Informativo + Scheda Tecnica

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Intervento dell’avvocato Lavinia Savini sugli aspetti relativi alla proprietà intellettuale nei rapporti commerciali Italia – Francia, in occasione del seminario “Obiettivo Francia” organizzato dalla Fondazione Forense in collaborazione con l’UIA (Union Internationales des Avocats)

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13 giugno 2016 · 19:22

Lavinia Savini parla di diritti d’autore nel design presso l’accademia delle belle arti di Bologna

Domani – giovedì 26 maggio –  presso le aule dell’accademia delle belle arti di Bologna, avrà luogo  il primo di otto incontri riguardanti il design.  L’avvocato Lavinia Savini inaugurerà il ciclo di lezioni con un approfondimento relativo al “diritto d’autore nel design”.

 

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Presentazione del progetto DO UT DO a favore della Fondazione Hospice Seragnoli

Venezia 17 maggio, presentazione del progetto DO UT DO a favore della Fondazione Hospice Seragnoli alla Peggy Guggheneim Collection.

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Al centro: Lavinia Savini (Consulente Legale DO Ut Do)

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Un momento della presentazione DO Ut Do presso la Peggy Guggenheim Collection

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MARCHIO EUROPEO – Alcune novità del Regolamento UE 2015/2424

Entra in vigore il Regolamento UE 2015/2424 recante modifiche del Regolamento (CE) N. 207/2009 sul marchio comunitario. Tre sono i punti principali della riforma:10521472-Simbolo-di-marchio-registrato-Archivio-Fotografico

Il marchio comunitario si chiamerà marchio dell’Unione Europea e l’Ufficio per l’Armonizzazione nel Mercato Interno (UAMI) si chiamerà Ufficio dell’Unione europea per la proprietà intellettuale (UUEPI).

Non sarà più necessaria la rappresentazione grafica del marchioper cui sarà sufficiente rappresentare il marchio in formato digitale attraverso il deposito di file.

Diversamente da quanto stabilito nella legislazione vigente fino al 2012, non sarà più consentito rivendicare l’intero titolo della classe relativa alla classificazione di Nizza o utilizzare termini generali. I prodotti e i servizi rivendicati in una domanda di marchio UE dovranno essere identificati precisamente in modo da attribuire loro un’adeguata protezione. Principi, questi, già stabiliti dalla Corte di Giustizia europea con la sentenza “IP Translator” del 22 giugno 2012.

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Pertanto, da ora e fino al 24 settembre 2016, i titolari di marchi comunitari depositati prima del 22 giugno 2012 che rivendicano l’intero titolo della classe relativa alla classificazione di Nizza potranno depositare una dichiarazione integrativa dove indicare esattamente i prodotti e i servizi per i quali si desidera ottenere la protezione.

Ciò considerato, se siete titolari di marchi comunitari depositati prima del 22 giugno 2012 potete contattare lo studio legale IDEAlex: analizzeremo le vostre posizioni e l’eventuale possibilità di depositare la dichiarazione di integrazione della vostra lista prodotti/servizi.

Grazie per la cortese attenzione,

avv. Lavinia Savini

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Investimenti in Francia – l’attività di Business France

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12 Mag 2016 · 09:40

“Che ne è della street art dopo Bologna?”: lo scopriamo nell’articolo dell’avvocato Lavinia Savini pubblicato sulla rivista Exibart

exibart_nr_93 - contenente articolo lavinia -

“L’artista può opporsi a che le sue opere vengono conservate, archiviate e tutelate o che siano poste in un museo? E la street art può essere ancora considerata sovversiva, illecita, contestatrice, estranea ai circuiti ufficiali del mercato dell’arte, tanto che la sua musealizzazione sarebbe in contrasto con la sua natura? In questione non c’è solo la libertà dell’arte fatta per strada, ma anche la tutela dei diritti delle opere che però è molto controversa”.

L’avvocato Lavinia Savini, esperto di diritto dell’arte e proprietà intellettuale dello studio IDEAlex, ha analizzato la complessa vicenda nel suo articolo scritto per la rivista Exibart e visibile alla pag. 48  del seguente link: http://doc.exibart.com/onpaper/pdf/exibart_nr_93.pdf

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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“Bologna, Blu cancella la sua opera per non entrare nel museo, il diritto gli da torto o ragione?” – Intervista rilasciata dall’avv. Lavinia Savini a IlSole24Ore

“Va di scena a Bologna lo scontro sulla mercificazione dell’arte e, in particolare proprio della Street Art, che nasceva tre decenni fa, nella sua essenza popolare, per dissacrare la proprietà privata e il ruolo dei musei. Il no di Blu e di altri artisti alla mostra “Street Art Banksy & Co. L’arte allo stato urbano” che si inaugura domani a Palazzo Pepoli organizzata da Genus Bononiae, la “creatura” di Fabio Roversi Monaco, che per mostrare i graffiti d’autore li ha staccati da muri ed esposti in un museo, ha anche un fondamento nel diritto?La giurisprudenza si è già espressa nell’ambito del diritto d’autore (Legge, 22/04/1941 n° 633) nell’arte di strada?

blu-324L’avvocato Lavinia Savini risponde alle suddette questioni nell’intervista “Bologna, Blu cancella la sua opera per non entrare nel museo, il diritto gli da torto o ragione?” rilasciata su “Il Sole24ORE”  e visibile al seguente link:

http://www.arteconomy24.ilsole24ore.com/art/cultura-tempo-libero/2016-03-16/bologna-cancella-opera-entrare-143819.php

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I vantaggi giuridico-fiscali dell’investimento in arte

Abstract dell’intervento dell’avv. Lavinia Savini nell’ambito dell’incontro “Investire in arte:passione o opportunità? Vantaggi giuridico-fiscali”, organizzato da UniCredit Private Banking in collaborazione con lo Studio Legale IDEAlex e tenutosi a Bologna presso la sede dell’UniCredit (Sala del Gigante) il 24 febbraio 2016.

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L’investimento in arte reca con sé il beneficio di assicurare all’investitore-collezionista il godimento di un plusvalore “estetico”, potenzialmente unico e perpetuo, sconosciuto a qualunque altra forma di investimento alternativa.
Ciò nondimeno, un approccio razionale all’acquisto di opere d’arte suggerisce di ponderarne attentamente anche gli aspetti economici e giuridici. Diffusa, infatti, è la percezione che l’investimento in arte sia intrinsecamente rischioso anche a causa dell’apparente deregolamentazione del mercato di riferimento.
Al contrario, questa forma di investimento si qualifica per molteplici vantaggi di carattere giuridico – fiscale. L’intento odierno è di illustrarli sinteticamente insieme ad alcuni fondamentali accorgimenti di natura legale da adottare.
Con l’avvertenza che, per la massimizzazione di tali benefici, è consigliabile avvalersi di consulenti specializzati tanto in ambito giuridico quanto in ambito finanziario e artistico.

I vantaggi:

  • la dibattuta questione della mancata tassazione del capital gain generato in sede di rivendita di opere d’arte da parte di privati;
  • la certezza delle transazioni commerciali aventi ad oggetto opere d’arte, focus sull’applicabilità nell’ordinamento italiano della regola del “possesso vale titolo” ex 1153 c.c. e le differenze con gli altri paesi;
  • ulteriori vantaggi connessi alla natura di bene mobile non registrato propria delle opere d’arte;
  • in caso di investimento in opere d’arte aventi meno di 50 anni e/o di autori viventi: la non necessarietà dell’autorizzazione all’esportazione e la maggiore sicurezza dell’investimento data dal minore rischio di acquisto di opere false.

Gli adempimenti giuridici necessari per la tutela e la valorizzazione dell’investimento in arte:

  • l’importanza di effettuare una Due Diligence, in sede di acquisto di opera d’arte, sulla sua provenienza liceità e autenticità dell’opera;
  • l’importanza di munirsi di un valido titolo giuridico in sede di acquisto e/o vendita di opera d’arte;
  • l’importanza del certificato di autenticità o della dichiarazione di provenienza dell’ opera d’arte sulla quale si intende investire;
  • l’archiviazione e la catalogazione delle opere d’arte possedute, per la valorizzazione della propria collezione.

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Set Up Art Fair 2016: Talk “Street Art: di chi è l’opera? Diritti, tutela e conservazione. Riflessioni attraverso la legislazione sulle opere dell’ingegno”

Set Up Art Fair

Set Up Art Fair

Alla luce dei recenti dibattiti suscitati dall’iniziativa di archiviare e musealizzare alcune opere di street art sorge spontanea e necessaria una riflessione sui diritti vantati dai writers sul loro lavoro e su un possibile contemperamento degli stessi con l’esigenza di tutela e archiviazione delle loro opere.

Pertanto, domenica 31 gennaio dalle ore 16.00 alle ore 17.00 in occasione di arte fiera, l’avv. Lavinia Savini parlerà di Street Art e diritto d’autore a Set Up Art Fair nel talk “Street Art: di chi è l’opera? Diritti, tutela e conservazione.  Riflessioni attraverso la legislazione sulle opere dell’ingegno”

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The improvement of art authenticators protection through the amendment to New York State Art and Cultural Affairs Law

Artworks authentication continues to be a debated issue even outside the Courts.

Over the years art authenticators, such as artists authentication boards and scholars, have been sued by artists’ heirs or by artworks owners disagreed with the authentication opinions released. For this reason many art authenticators have stopped issuing authentication opinions and this brought to the closure of some of the most important artists authentication boards such as Keith Haring or Andy Warhol ones.

On the last June 15th the New York State Senate approved the Bill S.1229A amending to New York State Art and Cultural Affairs Law in order to protect art authenticators in the visual art community from the increasing risk of civil action lawsuits.b7af9063dc0aadd4e65e20887a687098

Through the introduction of new procedural rules aimed to discourage litigations, the Bill heightened the standards for plaintiffs bringing actions against authenticators.

For example, it provides that plaintiffs shall «specify with particularity in the complaint facts sufficient to support each element of the claim or claims asserted». Moreover, it precludes prevailing plaintiffs from receiving legal costs in suits against authenticators and in the case that the plaintiff claim is rejected Courts could grant legal costs to the prevailing authenticator «upon a written finding of good and just case».

The Bill provides also a definition of “authenticator” which expressly excludes «person or entity that has a financial interest in the work of fine art or visual art multiple for which such opinion is rendered».

The Bill has been supported by several important art institutions also and it will
enter into force on 2016.

Issues related to the release of artworks authentication concern the Italian visual arts community also. Therefore, it should be desirable to put order to the current Italian framework learning from the American experience.

Avv. Lavinia Savini
Dott. Antonio Gallo
Dott.ssa Maria Paola Pinna

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Stati Uniti: in arrivo la riforma della “legge sulle arti e sugli affari culturali” a tutela delle fondazioni e degli esperti di opere d’arte

b7af9063dc0aadd4e65e20887a687098L’autenticazione delle opere d’arte continua ad essere un tema dibattuto fuori e dentro le aule dei Tribunali. Sempre più fondazioni d’artista e studiosi che rilasciano expertise sulle opere d’arte subiscono azioni giudiziarie da parte degli eredi dell’autore o dei proprietari delle opere stesse. Ciò ha portato alla chiusura di importanti Autentication Board quali quello dell’artista K.Haring o di E. Warhol .

Tale fenomeno, in espansione soprattutto negli USA, ha condotto i professionisti dell’arte, i giuristi e le istituzioni statunitensi a richiedere una riforma della legge sulle arti e sugli affari culturali (New York Art and Cultural Affair Law) a tutela degli esperti che rilasciano le autentiche. Così, nel giugno 2015, il Senato degli Stati Uniti d’America ha dato luce ad un nuovo progetto di legge.

La riforma si pone l’obiettivo di scoraggiare le azioni di responsabilità instaurate contro gli esperti che rilasciano le autentiche attraverso l’applicazione di nuove regole. Per esempio: colui che agirà in giudizio per il riconoscimento della responsabilità dell’esperto che ha rilasciato il parere su di un’opera d’arte dovrà fondare la propria domanda su elementi di prova sufficienti. Inoltre, anche nel caso in cui chi agisce vinca la causa non potrà chiedere la condanna dell’esperto al pagamento delle spese legali. Al contrario, qualora il giudice rigetti la domanda, l’esperto potrà chiedere in via riconvenzionale il pagamento delle spese legali sostenute.

Tale progetto di legge si applica a tutti coloro che possono essere definiti esperti di opere d’arte. E’ importante evidenziare come siano esclusi dalla definizione di esperto, e dall’applicabilità della suindicata riforma, coloro (singoli esperti o fondazioni) che abbiano un qualsivoglia interesse economico sull’opera oggetto dell’expertise.

La riforma della legge sulle arti e sugli affari culturali ha già ottenuto il sostegno di importanti istituzioni museali e la sua entrata in vigore è prevista nel gennaio 2016. Anche in Italia sono auspicabili una riflessione e un intervento legislativo per tentare di fare chiarezza in questo delicato ambito. A tal fine l’esperienza americana potrebbe fornirci importanti spunti.

Avv. Lavinia Savini

Dott.ssa Maria Paola Pinna

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Smodatamente – Storie di Moda dal 21 novembre al 17 gennaio 2016

Sono lieta di segnalare un evento per il quale ho avuto l’opportunità di fornire il supporto legale.

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Si tratta di Smodatamente – Storie di Moda che, dal 21 novembre al 17 gennaio 2016 presso gli Style Outlets di Castel Guelfo (BO) e Vicolungo (NO), celebra i capi di moda iconici degli ultimi 100 anni che hanno rivoluzionato il modo di vestire, attraverso installazioni, mostre e racconti. Imperdibile!

Lavinia Savini

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La Galleria B4 e Idealex presentano: “L’ultimo colore – Nicola De Nigris”

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L ’ U L T I M O   C O L O R E

N I C O L A   D E   N I G R I S

Inaugurazione sabato 28 novembre 2015 alle ore 18

Galleria B4, Via Vinazzetti 4/b (zona universitaria), Bologna.

La mostra rimarrà aperta fino a mercoledì 13 gennaio 2016

dalle 17 alle 20, dal martedì al sabato, oppure su appuntamento.

La pittura di Nicola De Nigris, obbedisce a impulsi emozionali profondi sovrapponendo,

come strati geologici, colore su colore, materia su materia, con una tecnica simile a quella dell’informale astratto.

Dipinge con le mani, con il corpo, esasperando, tecnica mista nel vero senso del termine,

come a riversare su di essa quell’eccesso di vita che ha dentro di sé.

Un artista la cui indole inquieta non s’arresta di fronte alla necessità di trovare simboli sempre consoni

ad una rappresentazione immaginifica dei più segreti misteri riposti nel suo inconscio.

“The wall”, tecnica mista su tela, 178 x 115, 2014.

www.galleriab4.it

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In occasione della BOLOGNA DESIGN WEEK 2015

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Convegno Nazionale UNGDCEC – Valore alla Cultura. La professione tra arte, business, creatività, start-up

congressoL’avv. Lavinia Savini – partner dello Studio Legale IDEAlex – che da anni si occupa delle tematiche inerenti al mondo dell’arte, interverrà al Convegno Nazionale Unione Giovani Dottori Commercialisti e Contabili, sul tema Valore alla Cultura. La professione tra arte, business, creatività, start-up, che si terrà a Mantova dal 1 al 3 ottobre 2015.
Per ulteriori informazioni sul programma:
http://www.convegno.mantova.ugdcec.it/content.aspx?content=programma

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A further step forward in protecting design products as authorial works

This time we would focus on the recent judgement n. 7432 of June 16th, 2015, of the Court of Milan.

The Court sentenced some of the Mondo Covenienza group subsidiary companies to pay about to 3.500.000 euros in favour of Flou s.p.a. as compensation for damages.

The reason why the aforementioned companies have been condemned to the payment of a such huge amount regards the commercialization of unauthorized copies of “Nathalie”, “the parent of all texile beds” (as reported on Flou official website) designed by Vico Magistretti in 1978.

Nathalie "the parent of all texile beds"- Vico Magistretti Design, 1978

Nathalie “the parent of all texile beds”- Vico Magistretti Design, 1978

The relevance of the judgment is due to two main reasons.

The first one is the recognition by the Court of Milan of design products as authorial works. Indeed, according to art. 2.1, n. 10 of the Italian L.D.A. (Legge Italiana sul Diritto d’Autore, n. 633/1941) the Court admitted the abstract protection of the texile bed – a large scale product – irrespective of whether it was a registered model or not.

Furthermore, the Court acknowledged the creative nature and the artistic value of “Nathalie” and it also stated that the artistic value of a design product must be considered focusing on the public perception of the design product and on the design experts’ opinion.

The second reason regards the fact that the huge compensation quantified by the Court is not merely symbolic, as it usually happens in similar cases, but it had been commensurated to the effective damages suffered by Flou in terms of sales lost and damages to the company image.

Finally, the Court denied the protection of the shape of the texile bed as non registered trademark according to art. 9 of Italian Intellectual Property Code.

Avv. Lavinia Savini

Dott. Antonio Gallo

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Un ulteriore passo avanti nella tutela del design d’autore

Si segnala una importante sentenza del Tribunale di Milano – Sezione Specializzata in materia di Impresa – n. 7432 del 16 giugno 2015 (R.G. n. 53242/12), che ha disposto un risarcimento milionario, quasi 3.500.000 di euro, a favore della Flou s.p.a..

A dover corrispondere l’ingente somma di denaro all’azienda leader nel settore dell’arredamento, sarà una delle società del gruppo Mondo Convenienza in ragione della commercializzazione di copie non autorizzate del letto “Nathalie” disegnato da Vico Magistretti.

Nathalie "il capostipite dei letti tessili"- Design Vico Magistretti, 1978

Nathalie “il capostipite dei letti tessili”- Design Vico Magistretti, 1978

La pronuncia del tribunale milanese assume un particolare rilievo per due motivi.
Innanzitutto, rappresenta il chiaro segnale di una progressiva sensibilizzazione da parte dell’ordinamento italiano nel ravvisare il “valore artistico” di alcune opere dell’industrial design, ammettendone la tutela ai sensi dell’art. 2, comma 1, n. 10, della Legge Italiana sul Diritto d’Autore, a prescindere dalla sussistenza della tutela di diritto industriale. Il Tribunale ha riconosciuto il carattere creativo dell’opera di design stimandone il valore artistico sulla base della “[…] percezione dell’opera agli occhi del pubblico e degli ambienti più specializzati nel settore […]”.
Riconosce, poi, un risarcimento del danno per la violazione posta in essere molto elevato e non meramente simbolico, come solitamente avviene in Italia con le pronunce giurisprudenziali in materia.

È stato, invece, negato il riconoscimento del marchio di forma non registrato a norma dell’art. 9 del Codice della Proprietà Industriale.

Avv. Lavinia Savini

Dott. Antonio Gallo

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